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FRANCESCO PAOLO MICHETTI pittore

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Pittore
Francesco Paolo
Michetti

Tocco di Casauria 1851 – Francavilla al Mare 1929

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Biografia

Già dal 1868 si trasferi' a Napoli per studiare sotto la guida di Domenico Morelli e di Filippo Palizzi. Grazie a Dalbono entrò in contatto con la scuola di Portici e superò in tal modo l'eccessiva analisi di Palizzi. La prima produzione, sostenuta dai fratelli Rotondo, è dedicata a soggetti agresti con pastorelli e animali. Il contatto con de Nittis avvenuto a Portici gli permette di entrare in contatto con i mercanti internazionali. Nel 1872 esordì al Salon di parigi con grande successo. Nel 1877 raggiunse la fama con La processione del Corpus Domini, un dipinto che al soggetto costumbrista univa una tecnica innovativa, risolta con una tavolozza luminosa e con un tocco vibrante, debiti evidenti dell'esempio di Fortuny. Nel 1883 inviò a Roma Il voto, opera caravaggesca e anti graziosa, con la quale testimonia un mutamento di interessi. Non più la pittura commerciale ma lo studio sociale della gente abruzzese. Nel 1895 a Venezia presentà La figlia di Iorio (Pescara, Palazzo Provinciale), dipinto che rivela la raggiunta maturità per sintesi e ordine formale. Nel 1900 all'esposizione internazionale di Parigi inviò Gli storpi e Le serpi (Francavilla al Mare, Municipio) ed in seguito si interessò più alla fotografia e ad una pittura quasi monocroma. Scheda: L’opera, raffigurante lo scherno di alcuni uomini al passaggio di due donne portatrici d’acqua, costituisce un’idea per La figlia di Jorio, uno dei cicli più celebri sviluppati da Michetti, dedicato al tema del rapporto fra i due sessi nella società contadina. A partire dalla metà degli anni Settanta l’artista comincia ad affiancare alla soggettistica pastorale la rappresentazione dei principali momenti della tradizione abruzzese – matrimoni, feste, funerali, processioni - nonché dei drammi umani intesi nel loro valore universale. Lo interessano le leggi primarie sottese alla vita degli uomini, perché, come scrive d'Annunzio, che con Michetti condivide la medesima ricerca, dando nel 1903 alle stampe la sua Figlia di Jorio, "L'uomo primitivo, nella natura immutabile, parla il linguaggio delle passioni elementari" (Lettera di d'Annunzio a Francesco Paolo Michetti, 31 agosto 1903, in Sillani 1932, p. 113). La figlia di Jorio impegna Michetti per un lunghissimo arco di tempo: un primo studio data al 1879; una tela viene presentata all'Esposizione di Milano del 1881, mentre una nuova versione viene esposta con successo alla Biennale veneziana del 1895. In quest’arco temporale si collocano una vasta serie di bozzetti e di opere finite, che, pur nelle diverse soluzioni, appaiono connesse tra di loro da una serie di rispondenze di tipo iconografico e compositivo. Ricorrono una serie di espedienti rappresentativi: gli uomini appoggiati all'albero, le pose spavalde a gambe divaricate, il passaggio della donna, che, in tutti i casi, incede altera e solenne, indifferente al dileggio e portatrice di una fierezza antica. Come scrive Ettore Janni, "Nella mente geniale dell'artista La figlia di Iorio non era soltanto un quadro: era un poema di cui una serie di quadri dovevano essere i canti, un poema di passione, di peccato, di odio, come una leggenda nella cui semplicità grandiosa stesse la tragedia di una vita, attraverso l'Abruzzo estetico e spirituale" (Janni 1914). Notevole, in quest’opera, la fattura pittorica: se negli anni Settanta, sotto lo stimolo di Mariano Fortuny, l’artista aveva messo a punto quella maniera, così apprezzata nella scena internazionale, che, alternando con disinvoltura parti finite e non finite, rappresentava una sorta di vorace presa di possesso della realtà nella singolarità di ogni sensazione ottica, sempre più nel corso degli anni Ottanta il colore, ridotto ai toni bassi della tavolozza, tende, anche sulla scorta di suggestioni nipponiche, a liberarsi in larghe e sintetiche sciabolate di forte valore astraente. È con questa ricerca sperimentale, in cui si manifesta evidente l’urgenza di andare oltre la realtà del visibile per captarne la sostanza immutabile, che Michetti varcherà le soglie del nuovo secolo, sviluppando, indifferente al successo, una modernissima autonomia di visione.

Sabrina Spinazzè

 

Galleria Berardi © - È vietata la riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta secondo la normativa vigente.

Opere

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OPERA NON DISPONIBILE

Francavilla

Tecnica:

Tecnica mista su carta


Misure: cm. 29 x 44

Firmato in basso a destra "F. P. Michetti - 5 IX 04"

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OPERA NON DISPONIBILE

La processione del Corpus Domini a Chieti

Tecnica:

Olio su tela


Misure: cm 100 x 220

 

La processione del Corpus Domini a Chieti fu presentata da Francesco Paolo Michetti all'Esposizione nazionale di Napoli del 1877 dove, vinto uno dei due premi per la pittura consistente nella somma di quattromila lire, fu salutata come l'opera più significativa della mostra tra il clamore suscitato da alcune critiche e da innumerevoli apprezzamenti. “L'intemperante pittore lirico del Corpus Domini” - per citare Gabriele D'Annunzio - aveva atteso alla grande opera a partire dal 1876 e l'intenso quanto breve iter creativo è documentato da diversi bozzetti e studi ad inchiostro, a pastello e ad olio, in parte ancora non rintracciati ma documentati da fotografie d'archivio. Secondo le fonti dell'epoca Michetti rifiutò un'importante offerta del mercante Adolphe Goupil per fare dono del quadro alla contessa De La Field, suscitando ancora stupore e curiosità per il gesto inatteso, la quale lo contraccambiò commissionandogli Mattinata (collezione privata); il Corpus Domini passò poi nelle mani di Matteo Schilizzi che lo inviò nel 1891 alla mostra di Berlino, dove fu premiato con la medaglia d'oro ed ottenne l'acquisto reale da parte di Guglielmo II Imperatore di Germania. Presentato in seguito alla Biennale di Venezia del 1932 il dipinto figurava ancora come “appartenente alla Casa Reale di Prussia”, ma precisamente in quell'occasione passò in una collezione privata italiana.

Ritengo che uno dei modi più suggestivi ed efficaci per leggere il capolavoro michettiano sia farci guidare da un osservatore d'eccezione, quel Francesco Netti - pittore raffinatissimo nonché acuto scrittore d'arte - che riportò le impressioni ricevute dalla mostra di Napoli sulle pagine de “L'Illustrazione Italiana” del 1877.


 

Debbo confessare – e lo stesso effetto ho osservato ripetersi in molti attorno a me – che la prima volta che ho veduto il quadro, l'impressione è stata abbagliante […] . Se voi lo considerate come rappresentazione di un soggetto determinato, come logica di composizione; se vi cercate ciò che si chiama un quadro completo, non sarete pienamente soddisfatti, vene prevengo. Troverete delle cose messe a mal proposito, troverete degli errori, - delle lacune nel disegno, - nelle proporzioni, - nell'insieme dell'intonazione, nel calcolo degli spazii, - nel distacco tra una figura e l'altra. Da lontano non si vede bene, e bisogna avvicinarsi molto per distinguer tutto. Non è una processione, ma è una fantasmagoria di processione. Non è la festa del Corpus Domini, ma è la festa degli occhi".

 

 

n effetti Netti è davvero attento a scorgere - nonostante “l'impressione abbagliante” - alcuni “errori”, a volte voluti a volte meno, che caratterizzano l'intera composizione: se le ragioni della mancanza di prospettiva e l'effetto di schiacciamento conseguente ha le sue motivazioni ben precise, come poi si vedrà, altri elementi risultano poco corretti. Si noti la leggera imperfezione nel disegno della suora sulla sinistra che si schermisce il viso oppure l'eccessivo assieparsi delle figure sulla destra non esente da approssimazioni. A mio avviso tali disattenzioni sono imputabili a quell' “entusiasmo espansivo”, a quel desidero di stupire e di far notare al pubblico il suo talento non comune, che ha portato Michetti a concepire una composizione così vasta e complessa - che aveva una finalità museale già all'atto del concepimento - dove poter riunire tanti dettagli e particolari descritti con sorprendente virtuosismo. L'impeto di questo entusiasmo è ben compreso da Netti:


Questo quadro rappresenta chiaramente una cosa che non è una processione. Rappresenta l'amore per le cose più belle della vita: le donne, i bambini, i fiori. Ciò che l'artista ha visto più limpidamente, ciò che forse è nato prima di tutto nella sua mente, è quella donna in piedi che vien giù per le scale, fantasticamente vestita, che tiene fra le braccia il suo bambino nudo, dalle carni fresche ed elastiche, ove le dita, che le stringono, lasciano delle fossette rosee. […] E dopo questo bambino e questa donna, l'artista, come se non avesse detto ancora tutto, ne ha dipinto un secondo, poi un altro, poi un quarto, un quinto … ha dipinto un'intera fila di bambini nudi […] E poi ha continuato: altri bambini – altre donne – altre fanciulle – altri visi ridenti – graziosi – vivaci – passionati – a dritta, a sinistra, aggruppati, affollati, stretti gli uni addosso agli altri, facendo qua e là uscir qualche braccio bellissimo e spiccar qualche mano stupenda, profondendo le stoffe intorno ai loro corpi, i tappeti sotto i loro piedi, lasciando cadere una pioggia di fiori sopra le loro teste, e mescolando tutto in uno scintillamento di colori e di brio, finché la tela è riempita. Peccato! Peccato! Perché l'entusiasmo dell'artista non è esaurito, tanto poco esaurito che esso straripa sulla cornice di terra cotta, modellata da lui stesso, ove la stessa madre abbraccia lo stesso bambino, all'aria aperta, traversata dagli uccelli che passano volando in fila, nella stessa campagna vicino al mare ed ai boschi assordati dalle cicale. E credo che se la tela fosse stata cinque volte più grande, che non è, egli avrebbe continuato a dipinger collo stesso fervore altre donne, altri bambini, altri fiori […] Si voglion trovar difetti e si è aggiogati dalle bellezze; si vuol calcolare e si ammira; si vuol criticar l'opera e si finisce per amarla. E dopo ciò posso esaminare se la processione del Corpus Domini è ben rappresentata? Eh! Francamente, che me ne importa più della processione!"


Gianluca Berardi


Esposizioni: Napoli 1877, p. 57 n. 753; Berlino 1891, p. 199 n. 2847; Berlino 1898, n. 1; Venezia 1932, n. 22; Roma - Francavilla al Mare 1999, pp. 197-198, n. 20, ripr. p. 71.


Bibliografia: Abbatecola 1877, p. 35; Arbib 1877; Boito 1877, pp. 88-91; Cecioni 1877, p. 189; [Costa] 1877; De Pasquale Pennisi 1877, pp. 13- 14; Netti 1877, pp. 165-167; De Zerbi 1877; Bindi 1883, pp. 172-176; d’Annunzio 1883; Zimmern 1887, pp. 17-19 (ripr.); d’Annunzio 1896, pp. 583-592; Ojetti 1899, pp. 522- 525; Ojetti 1906, p. 379; Ojetti 1910, pp. 408-410; Ojetti 1911, I, pp. 14-21; Ferraguti 1911, pp. 487, 491-494; Capuano 1915, pp. 191-192; Giannelli 1916; Biancale 1927, pp. 482 (ripr.), 486, 490; Carrà 1930; Sillani 1932, pp. 55-59, tav. XXXVI; Ojetti 1934, pp. 12-13; Limoncelli 1952, pp. 188-189; Di Tizio 1980, pp. 24-25; Scotoni 1981, p. 9; Lamberti 1982, pp. 38-40; Greco 1993, n. 286; L’ultimo Michetti, pp. 9, 21-22; De Luca 1997, pp. 42-43; Valente 1997, pp. 47-49; Damigella 1998, p. 108; Zimmermann 2006, p. pp. 316-320; Di Tizio 2007, pp. 54-58.

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OPERA NON DISPONIBILE

Scena campestre (1887)

Tecnica:

Olio su tela


Misure: cm 40 x 50

Firmato e datato in basso a sinistra: "F P Michetti 87"

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OPERA NON DISPONIBILE

Processione (1900 circa)

Tecnica:

Tempera su tela


Misure: cm 88 x 111

Firmato in basso a destra: F P Michetti
Esposizioni: Roma 1994, p. 112 n. 49; Roma - Francavilla al Mare 1999, I, p. 202 n. 58, ripr. p. 106; Roma 2005, p. 32 n. 17, ripr. p. 21.
Bibliografia: Francavilla al Mare 1993, p. 26.

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OPERA NON DISPONIBILE

Processione (1895 circa)

Tecnica:

olio su tela


Misure: cm 67 x 110

Firmato in basso a destra: "F. P. Michetti"


 

A partire dalla metà degli anni Settanta Michetti comincia ad affiancare alla tematica agreste e pastorale, particolarmente apprezzata dal mercato internazionale, la rappresentazione dei riti e delle ricorrenze religiose dell'Abruzzo. I principali momenti della tradizione locale come matrimoni, feste, funerali, processioni, vengono intensamente sentiti nella loro anima antica e ancestrale, espressione corale dell'ethos popolare. L'artista intende dare forma ai riti come tappe del ciclo eterno della vita, ai drammi umani intesi nel loro valore universale, al mondo delle passioni elementari quale poteva essere espresso da una società come quella dell'Abruzzo rurale, ancora non toccata dalla corruzione del progresso. In questa scoperta delle leggi primarie sottese alla vita degli uomini, l'amico Gabriele D'Annunzio – che, come è noto, dall'inizio degli anni Ottanta lavora con Michetti in stretta comunanza di intenti e di spirito - individuava il processo di messa a punto del linguaggio verista che, iniziato con i "Morticelli e proseguito nel Voto e sostenuto senza intervalli in dieci anni di raccoglimento profondo, al fine si compie nella Figlia di Jorio".

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OPERA NON DISPONIBILE

Popolana in costume (1875-80 ca.)

Tecnica:

tempera su carta


Misure: mm 400 x 280

Firmato e datato in basso a destra: […] 23 ottobre all’amico Paolo / per un fortunato A 17 FP Michetti.

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OPERA NON DISPONIBILE

Figure (1870-80 circa)

Tecnica:

inchiostro bruno su carta


Misure: mm 200 x 260

Michetti - Sulla spiaggia

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OPERA NON DISPONIBILE

Sulla spiaggia

Tecnica:

Tecnica mista su carta


Misure: cm. 26 x 37

Firmato in basso a sinistra "Michetti".

Michetti - Idea per La figlia di Jorio

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OPERA NON DISPONIBILE

Idea per La figlia di Jorio

Tecnica:

olio su tela


Misure: cm 66 x 109

Firmato in basso a destra

Michetti - Autoritratto

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OPERA NON DISPONIBILE

Autoritratto

Tecnica:
Misure:

Francesco Paolo Michetti - Testa di fanciullo

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OPERA NON DISPONIBILE

Testa di fanciullo

Tecnica: China su carta
Misure: cm. 18 x 25

Firmato in basso al centro "F.P.Michetti".
Michetti - Ritorno dai campi

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OPERA NON DISPONIBILE

Ritorno dai campi

Tecnica:

Olio su tela


Misure: cm. 40 x 49

Michetti - Pastorella

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OPERA NON DISPONIBILE

Pastorella

Tecnica:

Tempera su tela


Misure:

Michetti - Ritratto di Donna Annunziata, moglie dell’artista, 1883

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OPERA NON DISPONIBILE

Ritratto di Donna Annunziata, moglie dell’artista, 1883

Tecnica:

Carboncino su carta


Misure: cm. 58 x 42,5

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