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SILVIO CECCARELLI scultore

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Scultore
Silvio
Ceccarelli

Senigallia 1901 - 1985

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Biografia

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna all’inizio degli anni Venti, dopo un breve passaggio all’Accademia di Urbino, Ceccarelli si trasferì nel 1922 a Roma, frequentando il corso libero superiore di scultura della Regia Accademia di Belle Arti per gli anni scolastici 1922-23 e 1923-24. Nel biennio successivo frequentò la Regia Scuola dell’Arte della Medaglia e al contempo lo studio di Arturo Dazzi del quale divenne collaboratore. Nel 1927 vinse il Pensionato Artistico Nazionale di scultura con una figura di Adolescente che venne lodata dalla critica per “l’equilibrio delle masse” e la sua “graziaquasi quattrocentesca” (Senigallia 1992, p. 90). Lo vinse nuovamente per il biennio 1929-1931, facendosi definitivamente notare dalla critica con la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1930 alla quale fece seguito l’invito alla Prima Quadriennale Romana. Firmato e datato nel 1930, il suo Idoletto fu esposto con altre opere alla Terza Mostra del Sindacato Regionale Fascista Belle Arti del Lazio, nel 1932. “Silvio Ceccarelli attrae e convince anche in pezzi frammentari”, notò in tale occasione Francesco Sapori (Sapori 1932, p. 96). La figura, stante, nuda, priva di azioni e di attributi, intenzionalmente frammentaria (mancano lebraccia), rimanda immediatamente alle statue pervenuteci mutile dall’antichità. L’impostazione perfettamente frontale e con la gamba sinistra che avanza è quella dei kouroi arcaici, ripresa in una serie di declinazioni al femminile fra le quali la cosiddetta Afrodite di Cirene, copia romana di età adrianea di un originale ellenistico ch’era stata rinvenuta nel 1913 in territorio libico. Trafugato e trasportato a Roma, quest’esemplare acefalo della Venere Anadiomene fu esposto nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano fino alla sua restituzione al paese d’origine avvenuta nel 2008. Fu ripreso da Achille Funi nella grande tela di Publio Orazio che uccide la sorella (1932, Berlino, Staatliche Museum) e sembra aver costituito il modello di riferimento per la statua di Ceccarelli. Un riferimento già evidente nell’Eva scolpita in marmo come saggio del Pensionato Artistico Nazionale (oggi in collezione privata a Senigallia), che oltre della testa, la stessa dell’Idoletto, reintegra la statua antica delle braccia e dell’attributo del panno. La dialettica fra antico e moderno che permea la sua arte fu apprezzata dalla critica coeva. “Lo scultore Ceccarelli ama la tradizione, ma vuole stare al passo con l’arte modernissima che quella tradizione ripudia. Ed un certo equilibrio tra queste due forme d’arte che sembrano profondamente lontane ma che forse non lo sono, egli lo ha saputo trovare, specie nel nudo femminile, da lui modellato con
forza espressiva e plastica, con maniera sintetica e larga” (Barbato1930).

Testo di Alessandra Imbellone

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