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CAGNACCIO DI SAN PIETRO pittore

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Pittore
Cagnaccio
di San Pietro

Desenzano del Garda 1897 - Venezia 1946

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Biografia

“I miei volevano fare di me un pescatore – ricordava - , ma il mio spirito si ribellò e, a dieci anni, abbandonai l’isola entrando nel mondo con la sola ricchezza del mio spirito”. Nell’attenzione per la natura e l’esasperazione della sua descrizione si può individuare il punto centrale della sua ricerca, tesa a creare quel clima sospeso e quello “stupore lucido” che Bontempelli definì fra i tratti pertinenti del cosiddetto “Realismo magico”. Il suo uso della pittura come strumento d’indagine, di scavo, sempre più approfondito, delle immagini che costituiscono il nostro quotidiano propone una lettura della realtà in cui uomini e cose diventano pretesti per un’analisi che va oltre quello che l’occhio percepisce e si fa metafisica, straniata e spesso allucinata in una perfetta sincronia di capacità tecnica e lucida profondità. Allegoria e simbolismo s’intrecciano con la perentoria e accanita lettura della realtà, così da caricare di altri valori e intenzioni la rappresentazione, che da pacata e piana si fa dialettica e allusiva, in una pittura che non registra abbandoni o compiacimenti formali, ma sempre tensione e rigore, producendo immagini inquietanti, ansiose e turbate. La visione iperrealistica di Cagnaccio si connota in termini molto singolari rispetto al linguaggio degli artisti italiani che in quegli stessi anni tendevano al recupero della lezione classica. La durezza con cui la linea definisce le figure e le forme nei suoi dipinti non ha gli stessi riferimenti alla pittura classica che ritroviamo in Funi, Dudreville o Marussig e, non a caso, la Sarfatti non lo invitò a far parte del gruppo del Novecento Italiano. L’oggettività cui approda fra la fine degli anni Venti e la metà degli anni Trenta lo avvicina alla Nuova oggettività tedesca, ma senza le deformazioni di questa, come dimostra il confronto fra la Partenza e I genitori dell’artista di Otto Dix. Il realismo di Cagnaccio, spesso duro e spietato, ha valenze psicologiche che lo caratterizzano in modo del tutto anomalo rispetto al contesto contemporaneo, e che trova le proprie ascendenze nel linearismo esasperato della pittura anticlassica di Bartolomeo Vivarini o di Carlo Crivelli. Artista controcorrente e anarchico, irrequieto e in continua evoluzione, Cagnaccio rispondeva anzitutto a un personale assunto etico e al rispetto per la propria storia personale, evocando sempre, nei suoi dipinti, una realtà che sta altrove con un linguaggio personalissimo, in costante paradossale oscillazione tra antico e moderno, tra tradizione e innovazione. Il mondo iperrealistico e inesorabilmente illusorio delle sue opere fa affacciare lo spettatore sull’abisso di una realtà che sprofonda continuamente, facendogli provare la vertigine della perenne inafferrabilità di ciò che viene rappresentato attraverso il paradosso dell’apparentemente perfetta adesione dei segni alle “cose”. La magia della sua pittura genera in chi guarda la consapevolezza di penetrare in un mondo apparentemente ancorato alla figurazione oggettiva, ma in realtà esclusivamente mentale. Testo di Alessandra Imbellone.

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Opere

di San Pietro - Paesaggio montano

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OPERA NON DISPONIBILE

Paesaggio montano

Tecnica:

olio su tavola


Misure: cm. 20 x 27

Firmato e datato in basso a sinistra "Cagnaccio di San Pietro 1933"

di San Pietro - Paesaggio con caseggiati

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OPERA NON DISPONIBILE

Paesaggio con caseggiati

Tecnica:

Olio su tavola


Misure: cm. 20 x 27

Firmato e datato in basso a sinistra "Cagnaccio di San Pietro 1932"

di San Pietro - La gondola

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OPERA NON DISPONIBILE

La gondola

Tecnica:

olio su tavola


Misure: cm 50 x 40

Firmato e datato "Cagnaccio di San Pietro 1927"

Cagnaccio di San Pietro - Pescatori

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OPERA NON DISPONIBILE

Pescatori

Tecnica:
Misure:

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