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NICOLO' BARABINO pittore

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Pittore
Nicolo'
Barabino

Genova 1832 - Firenze 1891

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Biografia

Illustre pittore genovese, coloritore potente, compositore grandioso, continuatore sapiente della famiglia de' grandi artisti italiani, ragionatore mirabile dell'arte sua, sente ed esprime idealmente ma con mano vigorosa il vero, rendendo alle sue figure storiche, ai suoi ritratti il sangue, l'anima, il carattere, la vita.

Niccolò Barabino è nato l'anno 1832 in Sampierdarena presso Genova.

Da ragazzetto fu messo ad imparare a leggere ed a scrivere presso un maestrucolo del paese, ma senza frutto, perché, invece di studiare si divertiva a scarabocchiare i quaderni, facendo figure, bastimenti ed altro; non bastandogli questo, si occupava a sciupar mobili con la punta delle forbici, ad imbrattar le pareti con segni fatti col carbone, in modo che il padre suo vinto dall'insistenza del giovinetto risolse di metterlo a studiare nell'Accademia Ligustica di Belle Arti, sotto la direzione del professor Giuseppe Isola, pittore ancora vivente ed oprante in Genova, e vi studiò con assiduita.

Dopo alcuni anni di scuola, vinse il concorso della pensione Durazzo, colla quale era obbligato a recarsi in Roma o a Firenze, e scelse quest'ultima città come sede stabile in unione all'amico suo Semina col quale divise la pensione che egli aveva vinta.

Benchè non abbia tralasciato di fare studi a Roma e Venezia, in tutte queste città non volle mettersi sotto a nessun maestro, e si lasciò guidare dal solo suo sentimento.

Il primo lavoro di qualche entità fatto in Firenze è stato una "Pala d'Altare" e la "Madonna Consolatrice degli afflitti", quadro che, esposto a Torino, ebbe lietissimo incontro ed aperse al Barabino la via delle commissioni, per mezzo delle quali egli poté svolgere man mano le poderose sue forze artistiche, con vari lavori fatti nelle chiese della Riviera Ligure, tra i quali possono annoverarsi come principali gli "Affreschi della parrocchia di San Giacomo di Corte" a Santa Margherita Ligure, primo suo tentativo in affresco, ed i "Profeti" colossali fatti in Sestri Ponente, quelli dell'"Abside di Monte Allegro"; "La volta centrale della parrocchia di Camogli".

Nel 1856, esponeva al pubblico in Firenze il suo quadro rappresentante "La morte di Bonifacio VIII", che fece allora molta impressione, e che, due anni fa, fu venduto dagli eredi del possessore Smitz, in Londra, per un prezzo rilevante.

Dopo il "Bonifacio VIII", ebbe commissione dalla marchesa Luisa Durazzo di Genova di eseguire un grandioso "Tritico" da ornare la sua cappella gentilizia, posta nella chiesa della Concezione in Genova.

Ritornato agli affreschi, dipinse una sala della palazzina Celesia, con tre grandiosi argomenti: "Galileo dinanzi al Tribunale della Inquisizione"; "Pier Capponi che lacera i Capitoli dinanzi a Carlo VIII" e i "Vespri Siciliani"; questi affreschi vengono considerati i suoi migliori lavori, in questo genere di pittura tanto bella, quanto difficile, perchè eseguiti sopra una base più seria e meno decorativa; altri affreschi ancora ha eseguito nel palazzo dell'avvocato Orsini, nell'ospedale della duchessa di Galliera, e nel salotto del signor Pignone, tutti in Genova.

Dall'avvocato Tito Orsini gli furono commessi per il suo palazzo quattro grandi quadri storici, da porsi alle pareti della sua sala.

Essi rappresentano: "Galileo in Arcetri", a letto malato, circondato dai suoi allievi; "Colombo deriso al Consiglio di Salamanca"; "Archimede" ed "Alessandro Volta" più due sopraporte considerate non inferiori ai grandi quadri.

Il quadro del Galileo si meritò uno dei quattro primi premi all'Esposizione Nazionale di Torino nel 1880.

Il Volta è sorpreso nel momento stesso in cui gli balena alla mente la scoperta della pila; nella di più vivo, di più vero, di più grande, di più glorioso pel trionfo del pensiero umano; il quadro meriterebbe d'essere molto più visitato, e di essere riprodotto ad uso popolare.

Framezzo a tutti questi lavori, il Barabino trovò il tempo per eseguire altri dipinti di non minore importanza, come sarebbe le "Tre Lunette" ridotte a mosaico che decorano le porte della facciata del Duomo di Firenze; una Madonna intitolata: "Quasi oliva speciosa in campis" esposta col quadro del Colombo, nel 1887, a Venezia, e che fu acquistata da S. M. la Regina d'Italia; dipinse teste, ritratti, quadretti, e, mentre scriviamo, prepara gli studii per altri quadri e affreschi.

Il Barabino come tutti i Liguri, è attivo, costante, studioso, e, se bene amatissimo di tutto ciò che eè nuovo, non si lascia mai sorprendere dalle esagerazioni; è di carattere riflessivo, riservato e pondera bene i suoi giudizi.

E' quindi naturale ch'egli sia chiamato da ogni parte per giudizi di cose d'arte e che faccia parte della Commissione Permanente ministeriale eletta dagli artisti d'Italia.

Fu Presidente del Comitato per le Onoranze a Donatello, è tuttora Presidente del Circolo degli Artisti in Firenze.

Nel 1884, scoppiato il colera nella Liguria, intanto che lavorava per la duchessa di Galliera, depose il pennello e si ascrisse in Sampierdarena al Comitato di soccorso e di assistenza ai colerosi; fatto Presidente di questo Comitato, si condusse tanto bene, da meritarsi dal Governo una medaglia d'argento, come benemerito della salute pubblica.

Il Barabino è accademico corrispondente ed onorario di tutte le istituzioni artistiche d'Italia.

Il Governo gli conferì due commende e lo nominò Cavaliere dell'Ordine del Merito Civile di Savoia.


 

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