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MICHELE CORTEGIANI pittore

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Pittore
Michele
Cortegiani

Napoli 1857 - Tunisi 1919

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Biografia

Allievo di Lojacono a Palermo ne erediò l'amore per il paesaggio e le campiture nette e violente di colore. Precisamente grazie agli esempi del maestro, Cortegiani riuscì ad imporsi nel panorama palermitano del secondo ottocento come raffinato interprete di un sentito naturalismo mentre grazie alle collaborazioni con Ettore De Maria Bergler e con Luigi Di Giovanni si cimentò nella decorazione di gusto liberty realizzando diverse imprese, di cui la più nota è quella del Teatro Massimo di Palermo (1893-1897). Scheda: Originario di Napoli, Michele Cortegiani si forma alle soglie degli anni Ottanta a Palermo con Francesco Lojacono, che lo avvia verso la pittura di paesaggio, genere con il quale si farà apprezzare nelle esposizioni nazionali degli ultimi venti anni del secolo. Questo raffinato pendant, raffigurante barche ormeggiate nel porto di Palermo, è dedicato a Gioacchino Di Marzio (Palermo 1839-1916), studioso di arte e letteratura siciliana, per oltre quarant’anni legato alla Biblioteca comunale di Palermo. Al centro dello spazio visivo, un gruppo di imbarcazioni sono ritratte con un vertiginoso effetto di sottinsù, espediente che ne esalta il carattere monumentale. Definite con decise campiture di colori vividi, si stagliano potenti contro il sipario chiarissimo del cielo, mentre il punto di vista ribassato amplia la zona vuota del primo piano, permettendo di articolare nell’acqua un sapiente gioco di riflessi multicolori. La peculiarità dell’inquadratura bassa, che taglia la parte superiore, ben evidenzia la riflessione sul linguaggio fotografico, in quegli anni al centro degli interessi di Lojacono e di molti altri artisti siciliani. A Lojacono rimanda anche la limpida luminosità, l’intensità cromatica e il trattamento pittorico, impostato sul calibrato equilibrio tra sintesi formale e analisi descrittiva: un’attenzione quasi lenticolare è riservata alle prue proiettate in avanti con forte evidenza plastica, in cui la pennellata insegue ogni dettaglio, restituendo l’evidenza materica del legno corroso dal mare e dal sale, mentre rimane rarefatto il paesaggio che fa da sfondo, dove le costruzioni e i motivi vegetali sono resi a larghe macchie di colore, con effetti di trasparenza atmosferica. Il soggetto non è infrequente per l’artista, che espone più volte lavori ambientati nel porto di Palermo (Promotrice di Genova 1883, Esposizione di Torino 1884, Promotrice di Genova 1896), sebbene, rispetto a tali esempi, si tratta in questo caso di opere di rara forza espressiva, del tutto prive di cedimenti oleografici, dove l’attenzione al magistero di Lojacono si risolve in una pittura di grande maturità e nitidezza formale. Per la vicinanza ai modi del maestro il pendant è databile agli anni Ottanta, in un periodo antecedente l’impegno di Cortegiani come decoratore di gusto liberty nei più importanti cantieri della Palermo di fine secolo, il Teatro Massimo (1893-1897) e il Grand Hotel Villa Igiea (1899-1900), realizzati in collaborazione con Ettore De Maria Bergler e Luigi Di Giovanni. Una carriera che avrà il suo ultimo capitolo negli affreschi del Casinò e del Teatro Municipale di Tunisi, dove l’artista, chiamato dalla comunità italiana, si trasferirà nel 1902.

Testo di Sabrina Spinazze'.

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Opere

Cortegiani - Barche alla punta nel porto di Palermo

Zoom

OPERA NON DISPONIBILE

Barche alla punta nel porto di Palermo

Tecnica:

Olio su tela


Misure: cm. 29 x 48

Firmato e dedicato in basso a destra "M. Cortegiani - all'ill.mo Comm. Gioacchino Di Marzo".

Cortegiani - Barche alla punta nel porto di Palermo

Zoom

OPERA NON DISPONIBILE

Barche alla punta nel porto di Palermo

Tecnica:

Olio su tela


Misure: cm. 29 x 48

Originario di Napoli, Michele Cortegiani si forma alle soglie degli anni Ottanta a Palermo con Francesco Lojacono, che lo avvia verso la pittura di paesaggio, genere con il quale si farà apprezzare nelle esposizioni nazionali degli ultimi venti anni del secolo. Questo raffinato pendant, raffigurante barche ormeggiate nel porto di Palermo, è dedicato a Gioacchino Di Marzio (Palermo 1839-1916), il massimo specialista della storia dell’arte siciliana del XIX secolo, per oltre quarant’anni legato alla Biblioteca comunale di Palermo. Al centro della composizione, un gruppo di imbarcazioni sono ritratte con un vertiginoso effetto di sottinsù, espediente che ne esalta il carattere monumentale. Definite con decise campiture di colori vividi, si stagliano potenti contro il sipario chiarissimo del cielo, mentre il punto di vista ribassato amplia la zona vuota del primo piano, permettendo di articolare nell’acqua un sapiente gioco di riflessi multicolori. La peculiarità dell’inquadratura bassa, che taglia la parte superiore, ben evidenzia la riflessione sul linguaggio fotografico, in quegli anni al centro degli interessi di Lojacono e di molti altri artisti siciliani. A Lojacono rimanda anche la limpida luminosità, l’intensità cromatica e il trattamento pittorico, impostato sul calibrato equilibrio tra sintesi formale e analisi descrittiva: un’attenzione quasi lenticolare è riservata alle prue proiettate in avanti con forte evidenza plastica, in cui la pennellata insegue ogni dettaglio, restituendo l’evidenza materica del legno corroso dal mare e dal sale, mentre rimane rarefatto il paesaggio che fa da sfondo, dove le costruzioni e i motivi vegetali sono resi a larghe macchie di colore, con effetti di trasparenza atmosferica. Il soggetto non è infrequente per l’artista, che espone più volte lavori ambientati nel porto di Palermo (Promotrice di Genova 1883, Esposizione di Torino 1884, Promotrice di Genova 1896), sebbene, rispetto a tali esempi, si tratta in questo caso di opere di rara forza espressiva, del tutto prive di cedimenti oleografici, dove l’attenzione al magistero di Lojacono si risolve in una pittura di grande maturità e nitidezza formale. Per la vicinanza ai modi del maestro il pendant è databile agli anni Ottanta, in un periodo antecedente l’impegno di Cortegiani come decoratore di gusto liberty nei più importanti cantieri della Palermo di fine secolo, il Teatro Massimo (1893-1897) e il Grand Hotel Villa Igiea (1899-1900), realizzati in collaborazione con Ettore De Maria Bergler e Luigi Di Giovanni. Una carriera che avrà il suo ultimo rilevante capitolo negli affreschi del Casinò e del Teatro Municipale di Tunisi, dove l’artista, chiamato dalla comunità italiana, si trasferirà nel 1902. Sabrina Spinazzè

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