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GINO PARIN pittore

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Pittore
Gino
Parin

Trieste 1876 – Bergen-Belsen 1944

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Biografia

Si avvio'all'arte a Trieste ma ben presto si trasferi' a Monaco di Baviera dove raggiunse la maturazione artistica. Artista e musicista si specializzo' nella ritrattistica, sempre sorretta da un'accurata preparazione grafica. Nel 1913 ottenne una medaglia d'oro all'Internazionale di Monaco. Tra le opere esposte alle mostre nazionali si possono citare: Ritratto, La signora del ventaglio, Ritratto, Ombra e luce, Ombre, Elena, Nero e bianco.

Un uomo dal tratto signorile che vive entro una cupa siepe di giaggioli viola, nel luogo più bello e più silenzioso di Trieste.

Un signore: nei modi della vita e nei modi dell'arte; un parlatore ponderato, calmo, equilibrato, una mente dalla visione giusta, quadrata d'ogni cosa.

Ha viaggiato molto, ha visto la vita di questa vecchia Europa da vicino, in ogni centro più caratteristico e più pulsante ed ha vissuto molto in Germania.

Tra Monaco e Venezia s'è compita la stia educazione spirituale: pittura e musica: due arti che si allacciano che si contemperano che si integrano.

Nel 1913 all'Internazionale di Monaco - e non c'è bisogno di rilevare che Monaco è uno dei più vivi centri artistici un suo «Ritratto di Signora» ebbe la medaglia d'oro.

Nel 1920 a Venezia la giuria non lo ha creduto degno d'entrare insieme ai moltissimi - buoni e mediocri - cui ha aperto le porte...

Ma l'artista rimane, incondizionatamente, ugualmente: l'opera non è diminuita di valore; essa è quello che è: arte che si impone.

Gino Parin è un pittore moderno che vive nel momento rapido e vertiginoso della nostra vita senza scomporsi per questo, senza essere attratto da nessuna corrente di moda; sereno nel modo e nel concepimento che rappresentano la solidità indiscussa e indiscutibile della sua arte.

E questa sua arte io credo debba la sua solidità alla base su cui si fonda, alla fonte cui trae origine e inspirazione: all'arte classica.

Se non paresse un paradosso, oggi, dire che un artefice - o pittore o scultore non, importa - è classico, io non esiterei a dire che Gino Parin è un classico.

E, del resto, che cosa è precisamente il classicismo?

E' l'arte di un popolo vittorioso: è lo stile della felice vittoria.

Vittoria della bellezza in Grecia, vittoria della forza in Roma.

Ma il classicismo non è antico: è eterno: non è proprio soltanto dei greci e dei romani; può essere di tutti quei popoli e di tutti quegli individui che sappiano essere vittoriosi.

Nella concezione artistica di Gino Parin, questa essenza classica sussiste non per l'imitazione di quella forma dell'antico che generalmente s'intende come classico, ma per la ricchezza unita alla sobrietà, ch'egli trasfonde nella rappresentazione, nella costruzione, nel colore: ed è impressionista soltanto fino ad un certo punto: nel senso che rifugge dall'esattezza fotografica per tentare unicamente di rendere coi mezzi più semplici non solo la impressione fisica ma anche l'espressione dell'oggetto raffigurato.

Così erano anche impressionisti i pittori del buon tempo andato e gli stessi scultori ellenici e romani.

Questo impressionismo di cui si preoccupa Gino Parin lavorando non è dato, del resto, solo da questi elementi di forma accennata ma consiste anche nello sviluppo dell'idea coloristica che è basata sui colori complementari.

Ed ecco, quindi, la ragione della grande differenza che Gino Parin concepisce fra quell'io che, comunemente, si chiama il «dipinto» e la «pittura».

Il «dipinto» è un'imagine resa con colori senza nessun'idea della pennellata che è, d'altronde, l'elemento più vivo e più significativo della pittura, intesa questa parola nel suo significato generale.

«Pittura» invece è la pennellata, è il colore messo sulla tela con intima fusione d'insieme.

Nel concetto tecnico di Gino Parin qualunque oggetto deve risultare dall'insieme e dalla fusione: non deve essere una somma di pennellate.

Ad esempio - e i fiori di Gino Parin lo dimostrano - non bisogna fare, secondo lui, le singole foglie per costruire il fiore; bisogna che risultino, e nel risultare, sono.

Un altro dagli elementi della pittura di Gino Parin è la musicalità del colore.

Per lui - spirito di armonia e di euritmia, spirito di suprema callestenia - la musicalità, in fondo, è una sola cosa in tutto: architettura, pittura, musica.

Nell'architettura c'è la melodia delle proporzioni, nella pittura la melodia coloristica, nella musica la melodia dei suoni.

Qualunque quadro di Gino Parin - paesaggio o ritratto - potrebbe anche essere intitolato, come del resto ha fatto il Whystler, per esempio «Armonia azzurro-oro», «Armonia rosso-argento»

ecc. ecc.

In un ritratto di signora ch'era sul cavalletto quand'io lo visitai nel suo studio, questa melodia coloristica m'apparve con ogni chiarezza.

Nella costruzione diagonale - ch'egli preferisce perchè è la distanza massima che si possa ottenere sulla tela - la figura della giovane signora spiccava, come sovrana cosa in questa musicalità del colore: ciascuno dei colori del quadro partecipa dell'azzurro e dell'oro che ne danno l'intonazione.

Ma uno degli elementi più importanti che caratterizzano, secondo me, la pittura di Gino Parin e ch'egli ha potuto sviluppare nel corso dei suoi anni è la cultura del materiale.

Quest'elemento si riallaccia, forse, anche al concetto già esposto dianzi della differenza fra «dipinto» e «pittura».

Egli è giunto ad un tal modo di sviluppo dell'impostazione del quadro che gli è, ora, possibile di completare un quadro con pochi, mezzi e di fare un ritratto in una sola seduta.

In una parola: l'impostazione è così sapiente che l'abbozzo, in fondo, è già il quadro, è già il ritratto, e questa abilità si riduce, poi, tutta a una sola cosa: all'arte dell'accenno: dire con una parola quello che altri direbbe con un periodo: rappresentare con pochi tocchi quello che altri rappresenterebbe con molti.

Questa qualità è, in fatti, precipua dello spirito di Gino Parin e appare anche nei suoi disegni.

Ne ho visto una cartella intera; e ciascuno d'essi ha le caratteristiche di questa arte dell'accenno: disegni, del resto, indipendenti dalla pittura stessa.

Anche qui v'è quel suo particolare impressionismo nel senso del movimento e della macchia del chiaroscuro, che è accenno delle forme, non modellazione.

Anche qui la negazione, quindi, dell'elemento che chiameremo esattezza fotografica.

I disegni sono fatti senza alcuna correzione, senza alcuna traccia di gomma e si vede chiaramente come abbiano Richiesto al disegnatore una concentrazione spirituale intensa che non può, certo, durare, per la resistenza fisica e spirituale dell'uomo, più di qualche minuto.

In varie figure - la maggior parte femminili - l'accenno è meraviglioso: sintetico ed analitico insieme: l'impressione del movimento e la costruzione del corpo sotto le vesti son rese con l'evidenza di pochi tratti di matita non ripresi.

Il ridurre la espressione dei particolari ai minimi termini: l'accennare, quindi, tutto l'essere in movimento - movimento fisico e movimento psichico - è la più alta espressione d'arte e il punto che rivela lo stesso genio dell'artefice - di qualunque artefice perchè il disegno è la spina costruttiva e scheletrica d'ogni arte.

Del resto Gino Parin non è schiavo di alcuna tecnica e s'è mantenuto nella maggior libertà: secondo il compito e secondo il lavoro egli tenta di rendere più evidenti i particolari dell'oggetto o più evidente l'insieme dell'aggetto stesso.

In questo modo ha potuto eliminare dalla sua pittura qualunque elemento di manierismo: conosce perfettamente gli effetti della pennellata, è padrone del suo materiale e, pur di rendere evidente quello che gli par necessario, il pennello, la paletta, il dito, tutto gli serve e tutto gli è buono.

Però rifugge da qualsiasi elemento letterario e filosofico: la sua arte si rivolge ad un pubblico dotato di una sensibilità raffinata che è in grado di sentire il simbolismo e la psicologia del colore, l'armonia e il contrasto fra l'oggetto raffigurato e lo stesso colore.

Chi non è in grado di afferrare questa sua maggior dote godrà tuttavia della grazia dell'insieme e del vivido smalto della superficie.

Gino Parin ha sviluppato molto il ritratto: durante la guerra ha avuto il coraggio di lavorare, sempre, ogni giorno, senza stancarsi.

E il ritratto è diventato, in lui, un'espressione quasi perfetta di tecnica e di carattere.

Rendere il carattere: questa preoccupazione costante d'ogni ritrattista è, in Gino Parin, una necessità ed una natura: rendere il carattere nel colore e nella forma, coi mezzi più semplici, colla rapidità maggiore perchè non c'è quasi mai la possibilità di riavere il modello nelle medesime condizioni: riuscire, insomma, subito: essere sicuro di poterlo fare.

E questo è, in fondo, tutto.

Anzi più che il carattere egli tende a rendere l'impressione: ed è quindi, anche impressionista del ritratto, e lo è coi mezzi più onesti senza ricorrere ai contrasti, ai lustri, alle incidenze particolari di luce e ad ogni altro arteficio della tecnica.

Insomma: la pittura di Gino Parin rappresenta un'opera di indiscussa e severa probità e mostra un artista forte nella sua tecnica, sicuro della strada che batte perchè è la strada maestra; e sopratutto mostra l'artista che è giunto al pieno risultato organico, squisito, al risultato dell'espressione classica nel senso di stile vittorioso.








 

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