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LUIGI BARBA pittore

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Pittore
Luigi
Barba

Palermo 1828 - 1902

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Biografia

Ricco per censo paterno, incominciò a studiare per proprio diletto l'Architettura; poi intorno al suo ventesimo anno, si rivolse alla pittura, guidato specialmente all'arte dall'esempio e dal consiglio dello zio materno, il sacerdote Giovanni Patricolo, artista esimio.

Dopo tre anni di studio indefesso, espose in Palermo un quadro storico con figure grandi al vero, rappresentante "Matteo Palizzi" rifugiato con la sua famiglia in un sotterraneo e sul punto di venire arrestato.

Quel primo lavoro fu premiato con diploma di prima classe.

Nell'anno 1857 si condusse a Roma, per proseguire i suoi studii sotto il celebre Coghetti e sotto il valoroso colorista Giuseppe Canevari.

Fece ritorno in Palermo nel 1860, dopo vere visitata, in artistico pellegrinaggio, quasi tutta l'Italia, ed ebbe dal sacerdote Passaro Guerra commissione di un immenso quadro sacro per la parrocchia di Santa Margherita, dove tuttora esiste, ed ove fese molta impressione, quando fu esposto, per la novità del fare e per la verità dell'esecuzione.

Nel 1861, alla Mostra di Firenze espose parecchi quadri, tra i quali una "Odalisca ignuda" ossia la "Pasqua dell'Harem", figura grande al vero, che venne premiata con medaglia d'argento.

Questo quadro, per volere del Ministro d'Istruzione pubblica, fu prescelto, e, col consenso dell'artista, mandato all'Esposizione Mondiale di Londra, dove fu pure premiato.

Ritornato in patria, lo stesso quadro venne esposto a Palermo nel 1865 e riportò una medaglia d'oro di prima classe.

Alla mostra di Palermo del 1868 veniva premiato con medaglia d'oro un quadro storico rappresentante "Ruggiero di Lauria" che dopo la vittoria riportata nel porto di Napoli sulla flotta di Carlo d'Angiò, presenta la prigioniera Beatrice alla propria sorella Costanza, regina d'Aragona nella reggia di Messina, quadro che, acquistato dal Governo, trovasi ora, insieme con altri lavori del Barba, nella Pinacoteca moderna di Palermo.

Nel 1879, per ordine della Casa Reale eseguì un velario di metri trentotto per quattordici, destinato alla Real chiesa di Calascibetta da servire per la settimana santa, e rappresentante "La morte di Gesù Cristo in croce"; le figure di primo piano sono alte quattro metri; questo velario fu dipinto in modo diverso da quello che usò nel passato, cioè ad acquarello, con l'influsso nero in cui si tinge la seta, metodo pericoloso perché non ammette pentimento.

Nel palazzo Municipale di Palermo trovasi un altro gran quadro del Barba, rappresentante "Un episodio della battaglia di Novara".

Oltre a questi lavori, ha eseguito felicemente parecchi ritratti, fra i quali quello del commendator Vincenzo Florio, grande al vero, che trovasi a Parigi nella casa Merly ed ora sta ultimando per commissione di una società di negozianti sei quadri di soggetto sacro, larghi tre metri, alti un metro e settanta centimetri rappresentanti diversi punti della "Passione di Cristo".

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