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GAETANO BELLEI pittore

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Pittore
Gaetano
Bellei

Modena 1857 - 1922

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Biografia

Gaetano Bellei nasce a Modena il 22 gennaio del 1857. Frequenta l’Accademia di Belle Arti della città natale sotto l’ala del pittore Adeodato Malatesta. Nel 1876 vince il Premio Poletti per la pittura con il dipinto “Il Francia ammira la Santa Cecilia di Raffaello”. Ottiene quindi il Pensionato artistico della durata di quattro anni e si reca a Roma, dove frequenta l’Accademia di San Luca, l’Accademia di Francia e l’Accademia di Spagna. In questo periodo invia a Modena due saggi: l’“Annunciazione” (1880) e “Resfa” o “Il martirio dei Maccabei” (1881), opere che destarono scandalo per la resa umana ed eccessivamente moderna dei personaggi raffigurati. Nel 1883 si trasferisce a Firenze, dove conclude l’ultimo anno di Pensionato. Qui Gaetano Bellei entra in contatto con la clientela britannica, che gli commissiona perlopiù scene di genere, sempre caratterizzate da temi popolari e gioiosi. Nel 1885 espose “Il micino fortunato” alla mostra della Società Promotrice di Belle Arti di Genova. Non di rado, dato il successo di vendite, l’artista eseguì più versioni dello stesso soggetto: è il caso, tra le altre, di opere quali “Che freddo!” (1888) e “Ride bene chi ride ultimo” (1904). La tecnica è sempre brillante e d’effetto e si apre, tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, sia alle nuove tendenze del Liberty internazionale, sia alla tecnica divisionista (si vedano in tal senso dipinti come “Nel porto di Livorno”, 1893, collezione privata), che adotterà anche attorno agli anni Venti. In molti dipinti, l’artista si concentra sulla rappresentazione di eleganti vesti mosse dal vento, dimostrando una spiccata maestria nella resa pittorica delle stoffe. Nel 1893 rientra stabilmente a Modena e assume la cattedra di Figura presso l’Istituto d’Arte. Impostosi come il più affermato degli artisti modenesi, espone regolarmente alle grandi mostre nazionali e internazionali: all’Esposizione Nazionale di Torino del 1898 espone tre opere con le quali intende presentare al pubblico e alla critica le sue doti di ritrattista (“Ritratto dei coniugi Sigg. Palazzi”, “Ritratto dal vero”, “Ritratto”); nel 1910 è alla mostra annuale della Promotrice di Genova con due dipinti, “Spasimo” e “Accoglienza gradita”, e vi torna nel 1914 con uno “Studio”.

Durante la Grande Guerra, pur proseguendo in una già consolidata attività di ritrattista di eleganti personalità della vita culturale e della borghesia locale, intensifica la produzione d’arte sacra, eseguendo pale d’altare e affreschi per numerose chiese della provincia di Modena. Muore a Modena il 20 marzo del 1922.

 

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