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IPPOLITO CAFFI pittore

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Pittore
Ippolito
Caffi

Belluno 1809 - Lissa 1866

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Biografia

Ippolito Caffi si forma a Belluno al seguito dei pittori Antonio Federici e Antonio Tessari. Dal 1827 al 1829 studia presso l’Accademia di Venezia e, dopo aver fatto apprendistato a Padova presso il cugino Pietro Paoletti, pittore di storia, nel 1832 si sposta a Roma per raggiungerlo. In questi anni affianca all’esperienza artistica un’appassionata partecipazione politica agli eventi patriottici. È un fervente antiaustriaco, per cui, dopo la caduta della Repubblica veneziana subisce l’esilio.

A Roma avviene la sua piena identificazione come pittore di paesaggio, innovatore di un linguaggio che ancora fa riferimento agli schemi canalettiani. Caffi dà vita ad un importante cambiamento: i motivi tratti dalla realtà sono la sua principale fonte di ispirazione, la tecnica diventa notevolmente più veloce e sintetica. Le vedute vengono attraversate da effetti luminosi e cromatici ampi e suggestivi e le impostazioni sceniche riempiono le vedute già di per sé ricche di elementi nuovi. Questi derivano anche da un’altra fondamentale qualità di Ippolito Caffi: è un instancabile viaggiatore che sa immagazzinare molteplici informazioni e nuove influenze nei soggiorni europei, tanto quanto in quelli in Medio Oriente. Il paesaggio accademico è dunque ormai lontano da dipinti quali Trinità dei MontiVilla BorgheseLa festa dei MoccolettiIl Colosseo con i fuochi di Bengala.

Viaggia tra Roma, Milano, Trieste, Lucerna e l’Inghilterra, acquisendo sempre nuove suggestioni dai paesaggi che osserva e riporta sulla tela. Le variazioni di luce di atmosfera sono le principali protagoniste di tele accese, nella loro tavolozza variegata e nella pennellata sciolta. Visioni notturne e diurne, semplici vedute o dinamiche scene di guerra vanno a riempire il suo magico repertorio di portata rivoluzionaria per il paesaggio italiano. Sono esempio di questi elementi nuovi Neve e nebbia in Canal Grande del 1840, Veduta di Venezia dietro la Chiesa della Salute, con festa di notte, presentata a Torino nel 1848 e Batteria del ponte sulla Laguna di Venezia, illuminata dallo scoppio di una bomba (episodio della guerra del 1849). Numerose sono le vedute raccolte in Oriente, come Veduta dell’Acropoli di Atene o Carovana nell’Asia Minore presso il Tempio di Giove a Laodicea, presentata a Torino nel 1854. Non sono da dimenticare le suggestive visioni di Egitto e l’Istmo di Suez del 1844, Carovana nel deserto e Veduta di Istanbul.

Effetti luministici di grande fascino sono rappresentati in notturni con chiari di luna o con le luci dei bombardamenti, come avviene in Bombardamento notturno a Marghera del 25 maggio 1849Panorama di Roma veduta da Monte MarioTramonto a Venezia.

Nel 1845 si occupa della decorazione di Palazzo Spineda a Treviso, con vedute di Roma, Atene, Istanbul e della Libia, emozionanti ricordi dei suoi viaggi. Negli anni Quaranta decora anche Villa Miari a Cugnach e il decennio successivo Casa Selvadego a Venezia. La sua continua ricerca conduce ad un decisivo rinnovamento della veduta classica, in un costante dialogo con il vero. Partecipa fino agli anni Sessanta alle esposizioni torinesi, genovesi e veneziane, anche se nel 1858 viene mandato in esilio e arrestato nel 1860. Finita la prigionia, prende parte alle campagne garibaldine a Napoli e alla terza guerra di indipendenza per l’annessione del Veneto all’Italia. Muore nel tragico affondamento della nave “Re d’Italia” a Lissa nel 1866, battaglia che lo avrebbe di certo portato a realizzare vedute belliche con studiati effetti di luce artificiale e naturale, per un ulteriore sviluppo compositivo e cromatico.

Elena Lago 

 

Opere

caffi_colosseo_fuochi_bengala_lr.jpg

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OPERA NON DISPONIBILE

Il Colosseo illuminato a fuochi di bengala

Tecnica:

Olio su carta incollata su cartoncino


Misure: cm. 18 x 24

Il presente studio su carta può essere considerato, per la tecnica utilizzata e il supporto, lo studio dal vero che sarà la fonte delle diverse vedute del Colosseo illuminato a bengala realizzate da Caffi. Alcune di queste provengono dalla collezione privata del maestro e sono attualmente conservate presso la collezione dei Musei Civici di Venezia e per lo più datate alla seconda metà degli anni Cinquanta - come il nostro - e costituiscono una velata allegoria patriottica per la presenza dei bengala verdi, bianchi e rossi.

Caffi - Veduta di Istanbul, 1864

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Veduta di Istanbul, 1864

Tecnica:

tempera grassa su tela


Misure: cm 197 x 283

provenienza: Villa veneta; antiquario romano
scheda critica di Annalisa Scarpa

Caffi - Carovana nel deserto

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Carovana nel deserto

Tecnica:

Tempera grassa su tela


Misure: cm. 176 x 255

caffi_canale_suez_lr.jpg

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OPERA NON DISPONIBILE

Egitto e l'Istmo di Suez

Tecnica:

Olio su tela


Misure: cm. 43 x 58

Al 1844 è datata l'unica altra versione conosciuta dell'Istmo di Suez di Caffi, conservata presso la Galleria d'Arte Moderna di Ca Pesaro a Venezia e proveniente dall'eredità dell'artista. Questa versione inedita può essere avvicinata per ragioni stilistiche pur notando numerose varianti, come d'altronde era consuetudine per l'autore. Si tratta senza dubbio di uno dei quadri orientalisti più suggestivi e belli di Ippolito Caffi, che nell'occasione è attratto sia dalla luce intensa dell'Egitto che dalla eterogeneità dei costumi dei suoi abitanti.

Ippolito Caffi - San Pietro

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OPERA NON DISPONIBILE

San Pietro

Tecnica:
Misure:

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