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AUGUSTO PASSAGLIA scultore

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Scultore
Augusto
Passaglia

Lucca 1838 - Firenze 1918

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Biografia

Scultore toscano, nato a Lucca nel 1838, residente a Firenze.

Cominciò a studiare nella sua città disegno e modellazione.

Vinto un concorso, andava poi pensionato a Firenze dove pose studio.

Il prof. Duprè, che gli voleva bene, diresse con premura i primi passi del giovane scultore, e gli fu largo di ammaestramenti e di consigli.

I più notevoli fra i suoi primi lavori sono due statue, "L'Arte" e "La Scienza", da lui modellate pel timpano di un camino.

Vennero fuse in bronzo e messe a posto nel palazzo di una signora di Pietroburgo.

Eseguìva poi la statua colossale del "Boccaccio", che fu innalzata a Certaldo, paese natio del celebre novelliere.

Il "Boccaccio" è scolpito nel costume del 300 con lungo robone e cappuccio.

Ha pure concorso per i monumenti a Vittorio Emanuele a Venezia e a Torino.

Non ebbe la fortuna di essere il prescelto.

Però sia per l'uno che per l'altro concorso fu ritenuto il suo progetto fra i primi.

A Torino ebbe il premio di Lire 4000, a Venezia di Lire 2500.

Quello di Torino consiste soltanto nella figura di Vittorio Emanuele a cavallo; in quello di Venezia il Re a cavallo, ha da un lato il genio della libertà colla pace, dall'altro Roma personificata in una donna che protende la corona sul capo del Re; alla base allegorie ai fasti del risorgimento italiano.

Il Passaglia ha pure scolpito il monumento al vescovo di Lucca "monsignor Vigoni", bergamasco, che consiste nel busto del defunto in cima, e ornato alla base nello stile del 500.

In seguito, per commissione di una signora americana fece il gruppo: "Una madre col bambino".

Quando Lucca bandì il concorso per un pubblico monumento a Vittorio Emanuele, anche il Passaglia mandò il suo progetto, e questa volta restò vincitore.

Il monumento fu inaugurato il dì 20 settembre 1885, e 'L'Arte', periodico fiorentino, scriveva allora in proposito le seguenti parole:

«Fra tanto elevarsi di monumenti al Gran Re, fra tanto, diciamolo pure, sorgere di mediocri e di cattive opere, questa statua modellata con molta classica semplicità, merita proprio d'essere ricordata.

Essa dà una idea grandiosa, un'idea giusta di quell'uomo che ci condusse alla conquista gloriosa de' nostri diritti, rischiando per la bella corona che posa oggi, ahimè, sul cuscino rosso del Pantheon, la piccola e nobilissima corona del suo Piemonte.

Sicuro nella coscienza, forte dell'amore di un gran popolo, egli vedeva e credeva nell'avvenire anche quando la sola speranza di realizzarlo pareva un volo rettorico.

Il Passaglia ci da quest'uomo qui, non il solito cavaliere sorridente a tutti, salutante festosamente.

Vittorio Emanuele sta dritto in piedi, e nella sua posa c'è tutta la vigoria e tutta la nobiltà di un Re guerriero, nell'espressione del suo viso tutta la serietà e la fermezza di un gran politico.

E' modellato largamente, grandiosamente; si vede che l'occhio dell'artista, quando l'artista avea la creta sotto le mani, non si fermava minutamente lì, ma aveva sempre tutta intera l'opera davanti, non faceva che tradurre, che formare l'immagine grande che vedeva colla mente.

C'è nella statua quella misura, quella giustezza di proporzione, quella intonazione grandiosa che deve avere un lavoro destinato a trionfare in una piazza, in un luogo vasto ed aperto.

Poche sono in Italia le opere moderne di scultura, che possano vincere in merito artistico questa stupenda per la grandiosità del concetto, la naturalezza, l'espressione, la maestria del disegno, l'armonia delle linee; la perfetta esecuzione in ogni sua parte.

Lo scultore Passaglia, con questo nuovo e meraviglioso lavoro ha aggiunto un'altra fronda alla corona della sua fama artistica.

Un altro lavoro della massima importanza, e che non poco serve ad avvantaggiare la riputazione già meritata di questo distinto artista, si è il grandioso bassorilievo collocato nel frontone della porta principale del Duomo di Firenze, lavoro «per giudizio di tutti riputato ben degno ornamento di quella porta veramente ammirabile per proporzione e per eleganza di forme».

Si tratta di ventitrè figure, in un triangolo di sei metri, e rappresentano la Madonna seduta e circondata di Serafini.

Intorno a lei il Gonfaloniere e i Priori della Repubblica fiorentina, che ordinò la fabbrica di Santa Maria del Fiore; Callisto III, papa; Cristoforo Colombo e l'amico suo, padre Giovanni Perez, francescano; Santa Caterina da Siena; San Pio V; un altare coll'agnello immacolato; due formelle nell'altare, con la regina Ester e la profetessa Debora.

Nel vertice la colomba.

Leggenda: 'Foderis arca'.

Nelle due punte inferiori del Timpano, Giacobbe e Giuda, due piccole mezze figure.

Senza stare a dire delle tante opere minori che pure dimostrano la valentia e la perizia artistica del prof. Augusto Passaglia, ci limitiamo a notare fra queste un "Benvenuto Cellini fanciullo", che indispettito di dovere suonare il flauto come vuole il babbo, ha posato lo strumento sul suo sgabello, e si stira in atto di grandissima noia.

L'attitudine di quel fanciullo dimostra la di lui noia così bene, che niuno potrebbe ingannarsi sulla ragione che lo spinge a stendere le braccia e le gambe; lo sbadiglio non lo si vede, ma si comprende.

E come è buona l'idea della statua, così e fine, naturale, vera la modellatura».

Il Passaglia è professore residente dell'Accademia di Belle Arti, cavaliere della Corona d'Italia ed insignito di altre meritate onorificenze.

Ha ricevuto di recente la commissione di scolpire il monumento che la città di Lucca inalzerà al suo concittadino, il famoso criminalista "Francesco Carrara".


 

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