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ANGELO GIACINTO BANCHERO pittore

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Pittore
Angelo Giacinto
Banchero

Sestri Ponente 1744 - Roma 1794

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Biografia

 

Nel 1762 si trasferisce a Roma pur mantenendo contatti con Genova verso la quale inviò sempre opere. Fu allievo di Pompeo Batoni, infatti alcune sue opere sono studi su quanto fatto dal maestro. Risulta affine ai modi del maestro l'Autoritratto del 1768, arricchito di citazioni dotte quali la statuetta allegorica della pittura e del trattato leonardesco. In questa fase iniziale dell'artista, la ritrattistica è un genere piuttosto proficuo infatti Alizeri nel 1864 ne cita altri esempi: il Ritratto del cardinale Piccolomini del 1769 portato a termine a Roma; il dipinto ritraente la cugina fu dipinto nel 1772-1773 a Genova, dove l’artista si trovava per ritrarre il Doge Giambattista Cambiaso.

Tenne studio nel Collegio dei Greci con Pietro Pedroni, finché non gli fu chiesto di ricoprire l'incarico di direttore della scuola di pittura della riformata Accademia a Firenze. Banchero nel 1773 ottenne un'ulteriore commissione grazie al cardinale Vittorio Amedeo delle Lanze, la richiesta consisteva nell'esecuzione di una delle tele destinate all’abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese.

Tra il 1773 e il 1777 dipinse la Madonna del Rosario con i Santi Domenico e Caterina, qui il pittore lasciò trapelare le influenze recepite dal Batoni, dal Correggio e da Gregorio De Ferrari. Ercole e Iole, Diana e Endimione, Bacco e Arianna, Venere nella fucina di Vulcano sono quattro tele che incarnano la produzione profana dell'autore. Furono commissionate da Francesco Ferro nel 1780, per il palazzo a piazza Scuole Pie. Le opere furono trasferite a Roma dove furono molto apprezzate, nonostante il Banchero ritenesse inappropriato lo stile rococò delle cornici. La preferenza per uno stile semplice e severo si esemplifica particolarmente nella sua produzione sacra. Qui il chiaroscuro si fa preponderante e gli impasti più vigorosi in memoria di quanto visto fare al Merisi. In questa direzione va il San Giovanni Battista invia due discepoli a Cristo eseguito tra il 1781 e il 1788 per l'oratorio del Santo a Sestri Ponente.

La magniloquenza scenografica e stilistica gli fu particolarmente invisa in occasione dell'esecuzione della Predica di San Siro commissionatagli nel 1793 per la chiesa di San Siro a Nervi, rimasta incompiuta alla sua morte. In occasione dell’esecuzione dell’opera scrisse al fratello “chi sa quale soddisfazione darà il quadro a quelli che si aspettano di vedere un gran tempio d’architettura gotica con grande scalinata, un numeroso clero da una parte e molto popolo dall'altra”, come riporta l’Alizeri nel 1864.

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