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ANTONIO BITTIO pittore

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Pittore
Antonio
Bittio

Belluno 1722 - 1797

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Biografia

 

Solo recentemente è stato sottoposto a un riconoscimento critico nonostante sia stato un notevole pittore. Nasce nel 1722 a Belluno. Le fonti testimoniano una formazione da autodidatta, dato che ci viene confermato dai due disegni superstiti del fondo Da Borso, presso il Seminario di Belluno, l'uno datato 1748 e l'altro 1749. Lavorando prevalentemente, quindi, sulle opere antiche offerte dalla città i disegni raffigurano un dipinto di Francesco Vecellio, oggi a Leningrado. Dopo la fase formativa cominciarono i numerosi viaggi tramandati dalle fonti. Tra questi emerge il viaggio in Inghilterra, dove lavorò per Lord Frederick Hervey, vescovo di Derry e quarto conte di Bristol, nonché importante collezionista d'arte italiana di fine Settecento. Prese moglie a Stuttgart, evento la cui collocazione cronologica sfugge agli storici. Al ritorno da questi viaggi probabilmente si dedicò alla progettazione della decorazione del soffitto della Parrocchiale di Mel a Belluno, di cui ci rimane un disegno datato 1768. L'anno seguente fu presentato un secondo progetto al committente che evidentemente non fu concorde dato l'insuccesso dell'incarico. Nel 1777 lavorò a una commissione assegnatagli da Ser John Strange. Si trattava di tre tavole che il committente poi incluse nella sua Memoria dei Monti colonnari. Nel 1780 lavorò a 14 tele raffiguranti le Storie bibliche per le pareti dell’arcipretale di Mel. Nel 1781 dopo la morte della prima moglie si risposò a Belluno. Sono databili 1789 due pale d'altare eseguite per la Parrocchiale di Lorenzago di Cadore. Nel 1797 si dedicò alle figure di Santa Cecilia e di David con l’arpa che dovevano essere posizionate ai due lati dell’organo di Candide di Comelico. Morì a Belluno e venne sepolto in Duomo il 19 dicembre 1797. L’elenco dei dipinti è piuttosto scarno (quattro tele del presbiterio della Parrocchiale di Valle di Cadore, una pala d'altare a Bolzano Bellunese, una pala a Codognè, due pale a Lorenzago e le figure per l’organo di Candide) se messo a confronto con quello dei disegni, attualmente conservati presso il Museo Civico, il Seminario Gregoriano di Belluno, la Staatsgalerie di Stoccarda, il Museo Correr di Venezia. Gli esiti appaiono multiformi data la prossimità dei modi dell’autore al Carlone, al Guglielmi, al Gasperi, al Diziani e infine a Giovanni Antonio De Pieri. A quest’ultimo fu infatti attribuito un disegno siglato “B.B.F.” Nonostante non si abbiano testimonianze delle nature morte tanto acclamate dalle fonti è ravvisabile la vivacità, da cui dovevano essere caratterizzate, nei fiori dipinti nel paliotto di Bolzano Bellunese.

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