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EMILIO LONGONI pittore

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Pittore
Emilio
Longoni

Barlassina 1859 - Milano 1932

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Biografia

Di lui così scrive G. Macchi nella Cronaca dell'Esposizione di Belle Arti di Brera, del 17 maggio 1891. «A coloro che nelle esposizioni cercano qualcosa di più di un superficiale passatempo, e non ci vanno solo per lasciarsi sorprendere dall'effetto, ma per rintracciare i tentativi, e seguire lo svolgersi delle individualità nascenti, il nome di Emilio Longoni non deve esser nuovo. Ho visto, anni addietro, una testina di una verità immediata ammirevole, che pochi vedevano, ma che quei pochi impressionava curiosamente. Ho visto di poi paesaggi, ritratti, quadri di natura morta. E fu specialmente in questi ultimi che mi parve rintracciare, sotto forme umili, sotto un'apparenza modestissima, una forza di osservazione non comune, una onestà d'arte purissima. L'artista era allora forse alle prese con le difficoltà dei problemi tecnici; troppo onesto per apprendere un mestiere di dipingere qualunque, e servirsene per dar corpo al più presto alle sue idee, egli si castigava, rinunciava alla pompa esteriore e si macerava nello studio. In certe angurie, tentate e ritentate più volte, e di cui ogni ripetizione era una preziosa esperienza, le individuali tendenze dell'artista andarono accentuandosi. Già in una bellissima testolina esposta, alla famiglia artistica appariva attraverso la pittura un profondo senso poetico, cui d'altra parte il pittore dava sfogo in taluni studi di paese, ammirati dagli eletti. Poi, in una fanciulletta che faceva da mamma alla propria bambola porgendole innocentemente il seno, apparve un tentativo di quadro più robusto. L'opera però che mise l'artista a diretto contatto col pubblico più vasto, fu il quadro esposto alcuni anni addietro, rappresentante due scolaretti, un maschio e una femmina, imbronciato il primo, ridente la seconda: una bella "Vittoria", non ostante le pecche in linea di sentimento e di pittura. Da allora parmi, che il Longoni si sia avviato sopra una strada sicura, rinnovando, più che mai convinto di sè, la tecnica sua con nuove ricerche di luce e di aria. E' stato, io credo, anche per lui il paese che gli ha tolta la benda dagli occhi, e gli ha fatto vedere il vero nelle sue condizioni naturali. Ed i quadri ch'egli ha ora a Brera, insieme al complesso di quelli che sono all'Esposizione libera fra cui un "Violino" con delle "Ortensie", studio di una realtà ammirevole, lo affermano come un artista che vede dritta innanzi a sè la meta, e appunto per la fatica durata a poterla scorgere, nella convinzione. Non è questo il luogo di analizzare le opere esposte a Brera, che sono tre: basti dire che il "Paese", piace ai pittori; la "Piscinina", a tutto il pubblico che la ritiene fra le cose migliori, ed agli artisti; "Oratore dello sciopero" a pochi, e a molti dispiace, cosicchè i più, almeno, ne parlano. Chi studia i fenomeni d'arte, ama però vedere al di là di queste tele. Non farò di Emilio Longoni la biografia. Piuttosto taciturno, chiuso in sè, a chi non lo guarda negli occhi e non ne osserva la linea delle labbra, pare un orso umano, un misantropo orgoglioso, ciò che non è. Egli parla poco e mal volentieri di sè e dell'origine sua; ha studiato a Brera, poi molto da solo; è stato compagno ed intimo per alcun tempo di Giovanni Segantini, in tempi difficili e lieti. Ha vissuto sempre lavorando, facendo mirabili copie dall'antico, ritratti pregiatissimi dei committenti. Ha durato e dura molta fatica nella lotta per la esistenza che egli vede ed affronta serenamente. Benchè di umili natali, è di quei pochi fra i pittori che s'interessano al movimento scientifico e sociale, e il cui intelletto non vive di sola impressione visiva. E' ciò che mi fa sperar bene di lui». A proposito della "Piscinina", ecco quanto scrive un critico: «"La Piscinina" è il tipo perfettamente milanese della apprendista sarta o modista che noi vediamo per le nostre vie, tipo di 'gamine' maliziosetta, ed ambiziosa per lo più, in cui spesso è il germe della futura 'orizzontale'. Quella che il Longoni ha rappresentato nel suo quadro, è piuttosto il tipo della 'piscinina' di modista pulita ed elegante nel vestire più della 'piscinina' sarta, e che ha il vantaggio di dover portare uno scatolone molto più leggero. Il Longoni ha voluto rappresentare il suo tipo nell'ambiente naturale in cui lo vediamo sotto i portici della Galleria, mentre se ne và con passo lesto e civettuolo così da trovare una linea simpatica anche nell'azione faticosa. Il problema difficile di far camminare la sua figura, il Longoni l'ha risolto in modo naturalissimo. Non c'è in tutta la Esposizione una figura che 'cammini' veramente come questa; nè, convien dirlo, un viso che come questo sia vivo. Dal lato della pittura il Longoni ha raggiunto una finezza grande, a danno dell'insieme, che risulta di una unità, meno qualche dettaglio del fondo, notevole». Riguardo poi al quadro: "L'Oratore dello Sciopero", lo stesso critico scrive: «Fra le opere più discusse dell'Esposizione attuale, sotto il duplice aspetto della pittura e del soggetto si trova: "L'Oratore dello Sciopero" di Emilio Longoni. A chi però libero da preconcetti nell'uno come nell'altro campo, si adatti ad analizzare un poco l'opera, si rivelerà l'intima connessione, fra più che il soggetto, il pensiero di esso è la pittura. Il Longoni ha voluto si rispecchiasse in questa sua figura di oratore popolare, tutto un mondo nascente di tendenze e di ispirazioni, ed ha pensato dovessero queste trovare espressione nell'asprezza della pittura, nell'abbandono di ogni lenocinio esteriore. Se anche la si giudichi non completamente riuscita, e difettosa in più parti, l'opera non è di quelle che facilmente si dimentichino». (De Gubernatis).

Opere

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