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PIETRO PAJETTA pittore

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Pittore
Pietro
Pajetta

Serravalle di Vittorio Veneto 1845 - Padova 1911

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Biografia

Pietro Pajetta nacque a Serravalle di Vittorio Veneto, nella provincia di Treviso, il 22 marzo del 1845. Suo padre, Mariano Pajetta, era pittore, specializzato in paesaggio e decorazione. Da piccolo fu avviato alla carriera ecclesiastica, ma la lasciò in adolescenza per arruolarsi nell’esercito dell’Italia appena Unita, trasferendosi a Ferrara nel 1862. Da qui, fu mandato a Piacenza al Secondo Reggimento del Genio. Grazie all’aiuto del suo comandante, il generale Enrico Cialdini, poté quindi trasferirsi a Bologna, dove prese a frequentare l’Accademia di Belle Arti, seguendo una naturale inclinazione fino ad allora repressa. La carriera militare si fuse con quella artistica: fu trasferito ad Alessandria in qualità di disegnatore meccanico e fotografo del Genio militare. Qui si sposò, rimanendo dieci anni e cominciando a presentare i propri dipinti al pubblico, perlopiù scene di genere, alle mostre annuali della Promotrice di Belle Arti di Torino (“L’effetto del vino” nel 1869, “Il tacchino” e “Il pittore” nel 1870, “Un viaggio in città” e “La mattina, schizzo dal vero” nel 1871). Lascia l’esercito e cambia nuovamente residenza: si trasferisce a Piacenza, dove continua a dipingere sbarcando il lunario con umili impieghi quali l’imbianchino e l’attacchino. È presente a tutte le maggiori esposizioni italiane, comprese la biennale di Venezia, alla cui prima edizione presenta due dipinti: “Un contratto” e il drammatico “Unico patrimonio”, quest’ultimo ripresentato nel 1896 alla Prima Triennale di Torino. Esporrà nuovamente alla Biennale solo nella seconda edizione, dove presenta il dipinto intitolato “Bagno improvvisato”. Alla fine degli anni Novanta dell’Ottocento torna in Veneto: prima a Treviso, poi a Padova, che individua finalmente come la città in cui stabilirsi. Ancora legato all’ambiente piemontese, come del resto dimostra la sua pittura, continua ad esporre regolarmente a Torino. A Milano è presente nel 1906 alla Mostra Nazionale di Belle Arti, dove espone i dipinti “La preghiera” e “Ritratto del Maestro Cesare Pollini”. Le esposizioni sembrano sempre più discostarsi dalle tematiche campestri care a Pajetta, pertanto la sua presenza alle mostre si fa meno frequente: in compenso, intensifica l’attività su committenza privata ed ecclesiastica. Realizza numerosi ritratti borghesi, decorazioni e grandi affreschi per dimore private, come quelli per Villa Contarini Camerini a Piazzola sul Brenta in provincia di Padova e Villa Valdruga a Feltre in provincia di Belluno, e per importanti chiese venete, quali San Benedetto Novello e il Duomo a Padova e San Giovanni Ilarione a Venezia. Ormai noto e apprezzato soprattutto come frescante e decoratore, morì a Padova il 10 aprile del 1911.

 

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