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Mostre ed Eventi Galleria Berardi

NEWS: Mostre/Eventi

Data: 02/10/2019

Periodo: 10 ottobre - 23 novembre 2019
Sede espositiva: BERARDI Galleria d'Arte - Roma
Organizzazione: BERARDI Galleria d'Arte
Evento: Il Novecento di Ferruccio Ferrazzi

Attivo sulla scena per oltre settant’anni, dal 1907 al 1978, Ferruccio Ferrazzi fu un artista non facile, non semplice, solo per ragioni geografiche incluso arbitrariamente a posteriori nell’enclave della Scuola romana, dalla quale invero fu sempre distante. Dotato di un temperamento introverso e speculativo, idealista e visionario, visse e operò per necessità in modo appartato, portando avanti una ricerca sempre caratterizzata da forte autonomia. Inesausto sperimentatore, fu attratto ma non aderì mai alle avanguardie o a determinati movimenti artistici, non appartenne a schieramenti e ideologie, reagendo sempre agli stimoli e ai cambiamenti che questi produssero in maniera originale e personale, con delle invenzioni tutte sue. La mostra ripercorre per exempla la sua variegata e multidirezionale produzione pittorica, sempre tesa, anche quando Ferrazzi fu riconosciuto dai contemporanei fra i capiscuola del ritorno all’ordine e alla pittura del Quattrocento, alla conquista della modernità. Dal suo precoce esordio nel 1907, in chiave simbolista e segantiniana, alla dirompente “sala prismatica” dell’esposizione degli Amatori e Cultori nel 1916; dallo studio degli antichi maestri, El Greco, Cézanne, l’Ottocento francese e poi Piero della Francesca, all’assimilazione della pittura espressionista tedesca; dal ritorno all’ordine e i grandi successi ottenuti in Italia e all’estero negli anni Venti, con la vittoria del Premio Carnegie, allo studio dell’encausto e la realizzazione di importanti commissioni pubbliche (mosaici, arazzi e pitture murali) negli anni Trenta e Quaranta; dall’epoca inquieta delle Apocalissi nel 1943 in una nuova esplosione espressionista della pittura al ritorno alla scultura nell’oasi riappacificata del giardino di S. Liberata, all’Argentario. Una tensione interna mai venuta meno caratterizza i diversi appuntamenti del suo percorso stilistico, sostenendo una pittura che spicca per potenza creativa, espressione e un’originalità che non ha eguali nell'arte del Novecento italiano. Accompagna l'esposizione un approfondito studio di Alessandra Imbellone, corredato da un ricco apparato bibliografico e iconografico, che restituisce in maniera vivida e chiara la ricchezza e la complessità del percorso umano e artistico di Ferrazzi. L'annesso regesto illustrato delle opere esposte in vita dall’artista si offre come prezioso strumento per ulteriori approfondimenti.

A cura di Alessandra Imbellone

Data: 04/09/2019

Periodo: 21 - 29 SETTEMBRE 2019
Sede espositiva: Palazzo Corsini - Firenze
Organizzazione: Biennale Antiquariato Firenze
Evento: BIAF XXXI EDIZIONE - 21 - 29 settembre 2019 - Firenze, Palazzo Corsini - stand 54

BERARDI Galleria d'Arte sarà presente alla trentunesima edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze che si terrà a Palazzo Corsini dal 21 al 29 settembre 2019.

In questa occasione presenteremo due nuclei di opere dedicate a Giulio Aristide Sartorio e Ferruccio Ferrazzi, protagonisti rispettivamente dell'arte del XIX e del XX secolo.

Sarà inoltre presente nel nostro stand una serie di capolavori su carta di maestri del XIX secolo e una serie di sculture del primo 900. Un'altra sezione della mostra sarà dedicata alla pittura dell'800 romantico.

Data: 04/12/2018

Periodo: 24 gennaio - 23 febbraio 2019
Sede espositiva: Berardi Galleria d'Arte - Roma
Organizzazione: Berardi Galleria d'Arte
Evento: Attilio Simonetti (1843 - 1925). Pittore alla moda e antiquario a Roma

Tra i principali collezionisti e antiquari del suo tempo, Attilio Simonetti (Roma 1843-1925) fu pittore apprezzatissimo nella scena internazionale. Formatosi nella capitale tra l'Accademia di San Luca e l'informale Accademia di Giggi in via Margutta, l'artista si affermò rapidamente negli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento tra Roma, Londra, Parigi e Madrid come l’unico vero allievo di Mariano Fortuny y Marsal, sostenuto dal mercante Adolphe Goupil e ricercatissimo dai collezionisti europei e statunitensi per le sue preziose scene in costume e per le variopinte immagini di folclore locale, realizzate con perizia a olio o ad acquerello. All'acme del successo, che lo aveva visto frequentemente calcare la scena dei Salon parigini, Simonetti drasticamente decise di abbandonare la carriera artistica per dedicarsi al più remunerativo commercio delle opere d'arte, qualificandosi in breve tempo come connoisseur di fama internazionale. La sua raccolta, in cui l'interesse per l'arte europea si affiancava a quello per le manifatture arabo-ispaniche, segnò una nuova linea nel mercato antiquario, mentre il suo studio in palazzo Altemps, allestito come un museo, costituì un modello per molti artisti. Coinvolto nel movimento culturale per la rinascita delle arti applicate e dell'istruzione artistica, che a Roma ebbe il suo esito nella creazione del Museo Artistico Industriale, Simonetti fu inoltre tra gli artisti più impegnati nell'organizzazione del celebre carnevale romano, delle feste degli artisti a Tor Cervara promosse dall’Associazione Artistica Internazionale e delle pubbliche feste capitoline. Nel 1890 l’artista lasciò lo studio di palazzo Altemps e acquistò l’edificio fatto da poco costruire dal principe Baldassarre Odescalchi in via Vittoria Colonna. La Galleria Simonetti diventò uno degli spazi più prestigiosi della città, venne visitata da illustri esponenti dell’aristocrazia e del mondo artistico italiano ed europeo e fu un punto di riferimento fondamentale per i maggiori esperti della scena museale internazionale.

Per la prima volta dalla sua morte, la Galleria Berardi dedica all'artista-antiquario una mostra in cui saranno esposte alcune delle sue opere più significative provenienti dalla collezione degli eredi, a esemplificare alcuni dei temi cardine della sua ricca produzione. Accompagna l'esposizione la prima monografia sull'artista, a cura di Teresa Sacchi Lodispoto e Sabrina Spinazzè, corredata da un ricco apparato bibliografico e iconografico comprendente la pubblicazione delle opere disperse nel mercato internazionale.

Data: 30/10/2018

Periodo: 15 novembre 2018 - 5 gennaio 2019
Sede espositiva: Berardi Galleria d'Arte - Roma
Organizzazione: Berardi Galleria d'Arte
Evento: Vedute di Roma e della sua campagna. Da Hackert a Trombadori

La mostra Vedute di Roma e della sua campagna. Da Hackert a Trombadori intende ripercorrere l'attività dei maestri impegnati a raffigurare la città eterna dalla fine del Settecento alla prima metà del Novecento. Maestri quali Hackert o Labruzzi riprendono la tipica impostazione del vedutismo di matrice illuminista, mentre altri pittori come Martin Verstappen introducono all'inizio dell'Ottocento il metodo di studio compiuto all'aria aperta; lungo il corso del XIX secolo altri pittori, spesso stranieri quali Strutt o Knebel, elaborano un modello di veduta per la ricca clientela borghese di passaggio nella città eterna. All'inizio del secolo si datano invece le sperimentazioni secessioniste di Amedeo Bocchi, quelle divisioniste di Pietro Mengarini come quelle di Francesco Trombadori, già aggiornate sul clima del ritorno all'ordine.

Data: 06/09/2018

Periodo: 20 settembre - 27 ottobre 2018
Sede espositiva: Berardi Galleria d'Arte
Organizzazione: Berardi Galleria d'Arte
Evento: Cleto Luzzi (1884 - 1952). Un pittore romano alla corte del Re del Siam

Cleto Luzzi appartiene a quella ancora oggi nutrita categoria di artisti vissuti tra Otto e Novecento caduti nell’oblio e dimenticati dalla critica. Tale assunto appare per certi versi paradossale se si considera che, durante la sua carriera, Luzzi non solo riuscì a guadagnarsi importanti commissioni e riconoscimenti ma, dal 1929 al 1932, ebbe il privilegio di diventare pittore ufficiale del Re del Siam. Formatosi a diretto contatto con la cultura accademica tardo ottocentesca, Luzzi studiò all’Istituto di Belle Arti di Roma sotto la guida di due maestri d’eccezione: Francesco Jacovacci e Giulio Aristide Sartorio. Dal primo recepì una certa indulgenza verso il bozzettismo, ben visibile, ad esempio, nei giovanili dipinti e acquerelli “di genere” ambientati nel Settecento più lezioso e rococò. Da Sartorio, invece, apprese le tecniche necessarie per la corretta esecuzione dell’arte decorativa monumentale, settore questo che Luzzi frequentò spesso e con notevole successo. Specializzatosi presto nella decorazione di edifici di culto della Capitale, nel 1914 affrescò la chiesa di San Nicola de’ Prefetti adottando un corretto, ma poco originale, classicismo. Con la stessa impostazione realizzò poi numerose pale d’altare (ad esempio in San Claudio, in San Giuseppe a Capo le Case, nella chiesa di Santa Maria Margherita Alacoque, presso Sant’Eusebio e, ancora, nella cappella del Preziosissimo Sangue al Verano dove nel 1940 dipinse la Via Crucis). Un evidente cambio di registro appare invece nelle tele eseguite in Oriente (Siam, Cambogia, India, Indocina, Birmania). Una volta trasferito a Bangkok con la carica di direttore della Reale accademia di Belle Arti e di pittore di corte (1929), Luzzi sembrò come aprirsi alle sperimentazioni. Il tono tradizionalista e oleografico delle opere realizzate in patria cedette infatti il passo ad un linguaggio più libero, costruito su ricercati cromatismi e su agili pennellate rese alla maniera divisionista. Con un approccio a volte molto personale, a volte stereotipizzato sui canoni dell’orientalismo, Luzzi dipinse templi, monumenti locali, affascinanti visioni naturalistiche e anche esotiche “istantanee” di vita quotidiana. Se in India non rinunciò a ritrarre un disinvolto incantatore di serpenti, in Cambogia fu attratto dalle rovine di Angkor Wat e, con lirismo e sensibilità coloristica, realizzò una suggestiva veduta del complesso di templi al tramonto. La luce d’oriente, certamente, ebbe un ruolo cruciale per l’apertura di Luzzi a un naturalismo più intimo e ricercato; tuttavia, i dati formali del citato quadro Angkor Wat (1930), fanno intendere quanto l’artista già a Roma dovette aver meditato sulla pittura di paesaggio ad esempio di Enrico Coleman e del suo maestro Sartorio. Benché dotato di un notevole talento, Cleto Luzzi fu presto, ingiustamente, dimenticato. Dopo la sua scomparsa, una serie di mostre retrospettive (organizzate nel 1956 presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma e il Collegio Nazareno, nel 1958 presso il Circolo di Forestieri di Sorrento) non bastarono a mantenere in auge il nome del pittore.

Manuel Barrese

 
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Galleria Berardi - Arte dell'Ottocento e del primo Novecento

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