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Mostre ed Eventi Galleria Berardi

NEWS: Mostre/Eventi

Data: 16/06/2017

Periodo: 23 SETTEMBRE / 1° OTTOBRE 2017
Sede espositiva: Palazzo Corsini - Firenze
Organizzazione: Biennale Antiquariato Firenze
Evento: BIAF 2017 - Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Firenze - 30a Edizione

La Galleria Berardi sarà presente alla trentesima edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze che si terrà a Palazzo Corsini dal 23 settembre al 1 ottobre 2017.

Presenteremo una mostra dedicata alla scultura del primo Novecento dal titolo "10 sculture. Tradizione e modernità tra le due guerre", con opere provenienti da importanti collezioni, e alcune opere rappresentative di Ippolito Caffi, Karl Brullov, Arturo Noci, Plinio Nomellini e Giulio Aristide Sartorio.

Data: 22/03/2017

Periodo: Dal 4 maggio 2017 al 10 giugno 2017
Sede espositiva: Roma – Galleria Berardi
Organizzazione: A cura di Matteo Piccioni
Evento: Renato Tomassi (1884-1972). Dalle secessioni al realismo magico

Autodidatta, scrupoloso osservatore e abile disegnatore, ritrattista di successo dei membri della colonia tedesca residente nella Capitale, Renato Tomassi ha rappresentato la personalità che meglio di ogni altra ha incarnato la passione per la cultura secessionista mitteleuropea che contraddistinse la Roma del primo Novecento. Considerato il principale seguace romano dei tedeschi Otto Greiner e Sigmund Lipinsky, Tomassi prese da questi gli spunti per costruire, all’inizio del secolo, un linguaggio personale caratterizzato da tensione lineare e lucida capacità analitica del tutto originale; sebbene distante dai movimenti d’avanguardia, egli si dimostrò tuttavia un elemento importante di quel tessuto connettivo che, con lo sguardo rivoltò al di là delle Alpi, costituì uno dei terreni di elaborazione dei linguaggi più avanzati. All’indomani della Grande Guerra, l’artista divenne poi uno dei più richiesti ritrattisti romani – il Ritratto di Irene Ibsen (collezione privata), nipote del celeberrimo drammaturgo norvegese, esposto alla prima Biennale romana nel 1921, ne rappresenta uno dei punti più alti – genere che portò avanti assieme a soggetti più intimi e privati, a paesaggi della campagna romana, fino anche a opere pubbliche, la più nota delle quali è la decorazione a mosaico della chiesa di San Roberto Bellarmino, a Roma. La selezione di opere esposte alla Galleria Berardi, alcune inedite, danno conto dell’evoluzione stilistica e personale dell’artista romano, dai ritratti a china e pastello del primo quindicennio del Novecento carichi di echi tedeschi e mitteleuropei (ne è un esempio tardo Attendendo gli aeroplani austriaci, 1917), fino a giungere ai lavori della maturità, i quali viaggiano sul doppio binario di una pittura pastosa e materica che caratterizza i dipinti realizzati a Capri nel 1923 (La terrazza e Finestra a Capri) e di un linearismo animato da colori chiari e brillanti tipici dei ritratti in interni degli anni Venti e Trenta, in cui il tempo sembra sospeso, quasi una interpretazione personale del contemporaneo Realismo magico (Mia moglie, 1926 e Ritratto di Andrea, 1932). Una piccola sezione della mostra è dedicata anche alle opere eseguite dopo il trasferimento in Germania nel 1936, dove l’artista rielaborò in modo personale, con pennellate sfatte e colori saturi, motivi e stilemi dell’espressionismo tedesco. Al centro dell’esposizione emergono i due ritratti di attendenti realizzati da Tomassi nel 1917 (Il mio attendente e In posa) quando era ufficiale durante la guerra, a Trento, che dimostrano, nella composizione fotografica e nella libertà della pennellata, una grande capacità dell’artista di reinventarsi continuamente. AncoraLa mostra è accompagnata da una monografia di Matteo Piccioni, con un'introduzione di Cinzia Virno, che ripercorre criticamente l’intera parabola artistica di Tomassi puntando sulla contestualizzazione del suo lavoro e valutando – oltre l’evoluzione stilistica – le relazioni artistiche e culturali del pittore, le principali influenze, le esposizioni e la ricezione critica, al fine di far emergere la sua posizione tra i protagonisti del Novecento romano.

Data: 11/01/2017

Periodo: Dal 2 febbraio 2017 al 4 marzo 2017
Sede espositiva: Galleria Berardi - Roma
Organizzazione: A cura di Gianluca Berardi
Evento: Viaggio in Oriente nella pittura dell'Ottocento. Il fondo Leonardo De Mango e altri maestri

Il fascino del mondo occidentale per l'Oriente subisce in Italia una profonda accelerazione con il XIX secolo: prima la diffusione della tematica filo-ellenica, si pensi a I profughi di Parga di Francesco Hayez (1826), quindi l'attività pionieristica di grandi artisti viaggiatori come Carlo Bossoli, che nel 1851 è in Marocco, o Ippolito Caffi, che nel 1855 si dirige in Persia, e infine il dilagare della moda orientalista in seguito all'apertura del Canale di Suez (1869). A questo punto il tema esotico diviene quanto mai attuale e richiesto dal mercato anche grazie allo strepitoso successo internazionale di un artista specializzato in questo filone quale Mariano Fortuny che, pur essendo spagnolo, aveva scelto Roma come città prediletta. I successivi “diari di viaggio” di Edmondo De Amicis Marocco (1876) e Costantinopoli (1877), editi da Treves con le accurate illustrazioni di Cesare Biseo e Stefano Ussi, contribuiranno a rendere popolare questa sorta di novello Grand Tour verso Oriente. Un Oriente misterioso e sconosciuto che diviene in questi anni fonte di ispirazione per musicisti, architetti, pittori e letterati che attingono spesso e volentieri alla loro fantasia per ricreare le descrizioni di un mondo lontano: paesaggi desertici attraversati da carovane, magnifici palazzi moreschi, harem dove sinuose odalische danzano per i loro sultani o schiave denudate per l'imminente vendita. Un vero e proprio viaggio in Oriente trasposto in pittura è riproposto in occasione di questa mostra a partire da due opere dal formato monumentale che restituiscono bene le luci e i costumi d'Oriente: la Carovana nel deserto di Ippolito Caffi e l'Odalisca di Pietro Morgari. Tra le altre opere presentate ricordiamo la Testa di arabo di Giuseppe Bezzuoli, Il mercato in Tunisia di Hermann Corrodi, Il venditore di tappeti di Giulio Rosati, I fiori dell'Harem di Emilio Magistretti che fa il verso a una celebre opera di Hayez. A parte va considerata la presenza in mostra del fondo ereditario di Leonardo De Mango, uno dei protagonisti, assieme a Fausto Zonaro, tra XIX e XX secolo a Istanbul. La ventina di opere raffiguranti vedute della natia Bisceglie e scene ambientate in oriente provengono dallo studio dell'artista e alla sua morte passarono in custodia al Consolato generale d'Italia in Istanbul. In seguito il Console Generale Mario Canino le mise in vendita e furono acquistate da un Regente consolare e da lui passarono agli eredi. I dipinti di Leonardo De Mango, un maestro che lavorò più di cinquanta anni nel suo studio a Costantinopoli, rappresentano esemplarmente tutto il magnetismo che l'Oriente poté esercitare sui pittori italiani.

Data: 05/12/2016

Periodo: Dal 15 dicembre 2016 al 14 gennaio 2017
Sede espositiva: Galleria Berardi - Corso del Rinascimento, 9 Roma
Organizzazione: A cura di Gianluca Berardi
Evento: Luoghi e vedute di Roma nell’Ottocento. Dal paesaggio classico alla pittura dal vero

Lungo la prima metà dell'Ottocento a Roma vengono messi a punto i principi del paesaggio classicista, direttamente ispirato ai prototipi seicenteschi di Claude Lorrain. Questo vero e proprio paesaggio-architettura, sempre ordinato da una o più quinte arboree, con piccole figure in primo piano e un lento digradare verso l'orizzonte, sarà sperimentato da maestri italiani e stranieri. In questo senso in mostra esemplare è la grande tela dello svizzero Johann Jakob Frey: Veduta di Roma da Monte Mario. Il modus operandi per fissare in queste grandi tele le sensazioni derivate dal vero era costituito dagli studi all'aria aperta realizzati ad olio, su piccole tele o più spesso su carta, secondo un metodo messo a punto in Francia da Camille Corot e quindi importato in Italia dall'olandese Anton Sminck van Pitloo. In esposizione, cammeo degli studi compiuti dal vero, è il piccolo olio su carta di Ippolito Caffi raffigurante Interno del Colosseo con fuochi di bengala. Di lì a poco sarà Massimo Taparelli D'Azeglio a teorizzare tale metodo di lavoro: “Dipingevo dal vero in tele di bastante grandezza, cercando di terminare lo studio, o quadro sul posto, senza aggiungere una pennellata a casa” (D'Azeglio 1867). Sempre lungo la prima metà del secolo compare per la prima volta nel repertorio della pittura di paesaggio il soggetto delle paludi pontine, di cui sarà presente in mostra un'affascinante opera del gallese Penry Williams. Un intento spiccatamente documentario invece è quello che emerge dal dipinto di Vincenzo Giovannini raffigurante Pio IX che lascia Roma sulla via Flaminia. Il successivo passo sarà la pittura dal vero sperimentata da Nino Costa, che con l'amico George Mason comincerà a battere la campagna romana dipingendo – e sono parole del pittore romano - “ove d'uopo stare con i piedi nelle pozzanghere”. Gli effetti atmosferici del “realismo intellettuale” operato da Costa e da Mason, presto associati nella cosiddetta “Scuola Etrusca”, saranno poi fondamentali per il successivo sviluppo del realismo toscano. I popolani nella pineta di Ostia Antica può essere considerato un manifesto programmatico della Scuola Etrusca. Contemporaneamente a Nino Costa numerosi pittori stranieri iniziano a ritrarre i luoghi più affascinanti di Roma, sollecitati da un sempre più fiorente mercato, abbandonando il linguaggio realista a favore di una più immediata tecnica para-impressionista. Ricordiamo tra le diverse opere in mostra L'arco di Tito di Theodor Groll, Il Tevere a Ponte Sant'Angelo con San Pietro sullo sfondo del tedesco Carl Wuttke, e Sulla via Appia di Franz Richard Unterberger.

Data: 17/10/2016

Periodo: 10 novembre - 1 dicembre 2016
Sede espositiva: Galleria Berardi
Organizzazione: Galleria Berardi - A cura di Teresa Sacchi Lodispoto e di Sabrina Spinazzè
Evento: Hermann Corrodi (1844 – 1905). L'Italia e l'Oriente. Incanto e suggestioni di un viaggiatore dell'Ottocento

A cura di Teresa Sacchi Lodispoto e di Sabrina Spinazzè

Prolifico interprete di quella lunga tradizione che da Poussin e Lorraine e dal vedutismo settecentesco conduce alla grande stagione del paesaggismo romano dell'Ottocento, Hermann Corrodi fu artista di vocazione mondana e internazionale, apprezzato dalle famiglie regnanti del suo tempo.


Per la prima volta dalla sua morte, la Galleria Berardi dedica all'artista una mostra in cui sono esposte una serie di opere esemplificative dei temi cardine della sua ricca produzione: dalla profonda suggestione della grandiosità delle rovine contro i cieli drammatici della capitale, alle magie d'oriente, alla potente visione della Basilica della Salute a Venezia sullo sfondo di un cielo notturno gravido di nubi, all'ampio respiro prospettico della limpidissima veduta del Vesuvio da San Giorgio a Cremano.


Accompagna l'esposizione la prima monografia di Corrodi, a cura di Teresa Sacchi Lodispoto e Sabrina Spinazzè, corredata da un ricco apparato iconografico e informazioni bibliografiche inedite, con testo in lingua inglese e italiana da cui emerge un’originale figura di artista viaggiatore e instancabile promotore di se stesso. Figlio di Salomon, raffinato paesaggista svizzero trasferitosi a Roma nel 1832, mantiene tutta la vita la sua residenza nella città eterna, cui lo lega un rapporto più affettivo che professionale. Le sue solari, luminose e scenografiche vedute dell’Italia e dell’Oriente sono esposte, infatti, a Berlino, Londra, Parigi, Chicago e Melbourne. Numerosi sono i soggiorni a Londra e durante la stagione estiva a Baden-Banden e Hombrug, dove i suoi studi erano visitati dalla nobiltà europea e dalla ricca borghesia americana.


Il magistero di Calame e la sensibilità romantica-simbolista dei Deutschrömer sono alla base di quella che sarà la cifra caratterizzante di tutta la sua produzione: l'avvincente regia compositiva fondata su straordinarie orchestrazioni luministiche e trasparenze atmosferiche, capaci di rendere irresistibili e struggenti tutte le sue composizioni da Occidente a Oriente. Vedute realistiche e nel contempo filtrate da una sensibilità nordica, capace di amplificare con esiti di notevole suggestione le meraviglie dell'Oriente: un Oriente non di maniera, ma realmente vissuto a partire dal 1876 attraverso una serie di viaggi nel Mediterraneo - Egitto, Siria, Terra Santa, il Mar Morto, Montenegro, Cipro, Turchia - da cui trasse schizzi e bozzetti che costituiranno per anni una fonte inesauribile di immagini.

 
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Galleria Berardi - Arte dell'Ottocento e del primo Novecento

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