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Mostre ed Eventi Galleria Berardi

NEWS: Mostre/Eventi

Data: 06/09/2016

Periodo: 29 settembre - 3 ottobre 2016
Sede espositiva: Palazzo Venezia - Roma
Organizzazione: Doge srl
Evento: Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma 2016 - X Edizione

La Galleria Berardi in occasione della Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma (29 – settembre – 3 ottobre 2016) presenterà una selezione di opere del XIX e XX secolo. In scultura rilevante sarà la presenza del Saltatore con l'asta di Eugenio Baroni, bronzo presentato alla Biennale di Venezia del 1935, e la bellissima Syra in marmo di Alessandro Rondoni, ambientata nell'antica Roma. Tra i dipinti una suggestiva e grandiosa tela di Hermann Corrodi dedicata a Roma e un raffinatissimo Ippolito Caffi – uno dei più belli dedicati all'oriente – con l'istmo di Suez. Tra le vedute dedicate a Roma interessante anche la Veduta di Roma da Monte Mario di Jakob Frey, proveniente da una collezione estera, e un'emozionante Veduta delle paludi pontine, di Achille Vertunni, già esposta nel 1883 alla Mostra Internazionale di Roma.

Data: 01/07/2016

Periodo: 22 settembre - 29 ottobre 2016
Sede espositiva: Galleria Berardi - Corso del Rinascimento, 9 - Roma
Organizzazione: Galleria Berardi - a cura di Manuel Carrera
Evento: Arturo Noci (1874-1953) tra Roma e New York: dal divisionismo aristocratico al ritratto borghese

Dal 22 settembre al 29 ottobre 2016

A cura di Manuel Carrera

Inaugurazione: 22 settembre 2016, ore 17:30

Raffinato interprete della belle époque italiana, Arturo Noci godette di uno straordinario successo nel primo Novecento grazie ad una non comune abilità tecnica e disegnativa e uno spiccato senso del colore, spesso modulato sui toni caldi. La sua particolare sensibilità nel ritrarre le belle signore dell’alta società, nonché il fascino esercitato su di lui dal glamour della mondanità, contribuirono a farne uno dei ritrattisti più apprezzati dall’aristocrazia internazionale e, a partire dagli anni Dieci, persino dalle dive del Cinema muto. La sua originale interpretazione della tecnica divisionista fece parlare Enrico Prampolini di “divisionismo aristocratico”: una definizione che – sebbene impiegata in senso ironico – si rivela particolarmente appropriata per descrivere il divisionismo nociano, caratterizzato da atmosfere soffuse, calde e velatamente sensuali soprattutto per ciò che concerne soggetti intimisti o ritratti eleganti.

Dopo il successo della mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Roma (Arturo Noci: figure e ritratti degli anni romani, 2015), Arturo Noci torna in scena presso la Galleria Berardi con una selezione di opere inedite, tra paesaggi e ritratti, che documentano il percorso del pittore romano nella sua interezza: dal periodo della formazione nella Roma simbolista di Giulio Aristide Sartorio, con opere quali Villa borghese (1896) e Il figlio di Bacco (1905), agli anni trascorsi a New York, dove si trasferì nel 1923 per lavorare per oltre trent’anni in qualità di affermato ritrattista della borghesia americana. Indagando ogni aspetto della sua eclettica produzione, questa mostra intende quindi offrire uno sguardo completo e definitivo sull’opera di Arturo Noci, uno dei più importanti artisti romani attivi all’alba del XX secolo.

Si espongono alcuni capolavori fino ad ora ritenuti dispersi, come il celebre Ritratto in giallo, presentato da Noci con successo alla Biennale di Venezia del 1905: l’artista dimostra in questo grande pastello di aderire al gusto della ritrattistica moderna internazionale, con particolare riferimento alla pittura di Whistler, omaggiato a partire dalla scelta cromatica, una vera e propria “armonia in giallo” ottenuta attraverso il tocco diviso. Protagonista del ritratto è la misteriosa e affascinante contessa “Kitty” Tonelli Macarini Carmignani, figlia del matematico lucchese Alberto Tonelli: Noci la immortala pensosa e quasi malinconica, con una nota di sensualità nel rosso acceso delle labbra, realizzando così uno dei più bei ritratti del primo Novecento italiano.

La produzione divisionista negli anni d’oro della “Secessione romana” è invece documentata da due paesaggi (L’Isola tiberina, 1912 e Terracina, 1913) e un Nudo (1916) proveniente da un’importante collezione statunitense in cui l’originale taglio compositivo si unisce ad una pennellata veloce e dinamica; chiudono la mostra due ritratti americani, uno della seconda metà degli anni Venti (Ragazza con libro), l’altro del 1944 (Giulianina), in cui l’artista torna sui temi infantili, con i quali si era già distinto durante gli anni romani.

Data: 18/04/2016

Periodo: 5 maggio - 11 giugno 2016
Sede espositiva: Galleria Berardi - Centro Studi Cappella Orsini
Organizzazione: Galleria Berardi
Evento: MICHETTI - La luce e il segno

La possibilità, fortuita e del tutto eccezionale, di presentare nella stessa occasione La processione del Corpus Domini a Chieti del 1877 di Francesco Paolo Michetti, forse il suo quadro più bello e significativo per l'impatto che avrà sui contemporanei, e un insieme straordinario di opere in gran parte provenienti dal fondo ereditario del maestro, ha permesso di focalizzare i due estremi dell’iter artistico di uno dei protagonisti del nostro Ottocento. Da una parte il Corpus Domini, già proprietà dell'imperatore di Germania Guglielmo II, un solo quadro che ne racchiude cento e che rivela in maniera esemplare il “pittore della luce”, l'artista che aveva saputo leggere la lezione di Fortuny e le sue suggestioni giapponiste utilizzandole per aggiornare il naturalismo italiano a livello euopeo. Il pittore, nonché critico Francesco Netti, saluterà questa operazione come la nascita dell' "impero del bianco", un nuovo modo di dipingere improntato a una tavolozza chiara e luminosa che ben presto condizionerà tutte le scuole regionali per almeno un decennio. Dall'altra quasi ottanta lavori successivi al Corpus Domini, dove Michetti - un Michetti che aveva ormai vinto, aveva raggiunto il successo e la fama internazionale - inizia a dipingere per se stesso passando dal “vedere” alla “visione”, citando l'amico Gabriele d’Annunzio. Si compie con queste opere successive un'operazione di semplificazione del reale, si perdono i dettagli e ogni descrittivismo ritenuto superfluo, per cogliere l'essenza, l'anima mutevole della realtà. Lo strumento diviene il segno, che progressivamente abbandona anche la ricchezza dei colori per un più severo bianco e nero, disteso ora con tratto fluente ora a brevi segmenti, unico mezzo per captare i dati fenomenici nella loro profondità ontologica. Dalla luce al segno, dunque, in un percorso che porterà ai limiti dell'astrazione seguendo quel processo di semplificazione che è stato proprio dei raggiungimenti ultimi di molti grandi maestri, da Rembrandt a Guido Reni sino al contemporaneo Pierre Auguste Renoir.

Data: 05/04/2016

Periodo: dal 23 aprile all' 8 maggio 2016
Sede espositiva: Museo della Battaglia e di Anghiari
Organizzazione: Museo della Battaglia e di Anghiari e Galleria Berardi
Evento: Mostra - Fausto Vagnetti: Galleria Berardi e Museo della Battaglia e di Anghiari

La retrospettiva su Fausto Vagnetti sarà di nuovo visibile presso il Museo della Battaglia e di Anghiari dal 23 aprile all' 8 maggio 2016 (orario: tutti i giorni 9-18).

Sabato 9 aprile sarà l'ultimo giorno di esposizione della mostra di Fausto Vagnetti presso la Galleria Berardi. Per l'occasione saranno esposte nuove opere dell'autore.

 
Fausto Vagnetti è stato un pittore e accademico di fama nazionale. Con natali anghiaresi (è nato nell'attuale Sala del Sindaco, all'interno di Palazzo Pretorio), intraprese ancora giovinetto la carriera del disegno e del teorico della visione, insegnando da adulto all'Accademia di Belle Arti di Roma e alla Facoltà di Architettura di Roma (la prima in Italia). Il suo lavoro è inscrivibile in un contesto dai profondi mutamenti politici (fascismo) e formali (futurismo e razionalismo) ma in controtendenza (spirituale, politica, accademica) coltiva e fa crescere fino al compimento una cristallina passione per la rappresentazione pittorica attraverso le leggi che contraddistinguono, dal Rinascimento, l'arte italiana. L'attenta analisi dello spazio e della prospettiva (suoi alcuni manuali di disegno prospettico) porta Vagnetti ad avere una padronanza dei vuoti e della luce molto particolari, rari, se confrontati con altri autori coevi. Lascia, a memoria del suo lavoro, molte opere, poche di proprietà pubblica, moltissime ancora private e perciò godute nell'intimità. La presentazione presso il Museo della Battaglia e di Anghiari è un breve, fugace, momento per entrare nell'intimità pittorica di Fausto Vagnetti.

Data: 26/02/2016

Periodo: 2 marzo 2016 - 9 aprile 2016
Sede espositiva: Galleria Berardi
Organizzazione: a cura di Gianluca Berardi
Evento: Fausto Vagnetti (1876 - 1954). Pittore divisionista tra Roma e Anghiari

La presentazione al pubblico di un corpus di opere dell’artista toscano Fausto
Vagnetti (Anghiari 1876 – Roma 1954) ben distribuite nell’arco cronologico
della sua lunga attività, offre l’opportunità di riscoprire finalmente il grande
talento di un maestro del Divisionismo romano lasciato da troppo tempo
nell’oblio. Già ad un primo sguardo emergono quelli che sono gli elementi
distintivi della cifra stilistica di Vagnetti: la correttezza del disegno, la tecnica
divisionista applicata con rigore scientifico e la delicata poesia che affiora in
particolare dai paesaggi, caratterizzati dall’assenza della figura umana
(esemplare per questi aspetti Sole d’agosto o I cipressi della vigna).
Oltre ai paesaggi ispirati dall’amore per Anghiari e Roma, la mostra includerà
alcuni ritratti, spesso dedicati all'universo privato degli affetti famigliari
(Ritratto di Rosalia), in cui è evidente l’abilità d’introspezione psicologica
dell’artista.
Sono sostanzialmente due i punti fermi dell’attività di Vagnetti: la mai
dimenticata Anghiari, luogo di fuga foriero di ispirazione lungo l’arco di una
vita intera, e la missione profondamente sentita per l’insegnamento, in parte
dovuta alla sua fede socialista e al conseguente credo in un progresso
collettivo, di cui volle farsi carico attraverso il suo ruolo presso l’Istituto di
Belle Arti di Roma. La stessa scelta di impiegare la tecnica divisionista,
sempre sorretta da una correttezza disegnativa di lontana matrice purista, era
stata sposata da Vagnetti poiché vicina alla sua idea di progresso nell’arte
(La vigna del dottore del 1919, Palermo Galleria d’Arte Moderna). A questo
clima culturale si lega la sua partecipazione alle mostre della “Secessione
romana”, nata nel 1912 dalla volontà di un gruppo di artisti di distaccarsi dai
circuiti espositivi ufficiali, ritenuti ormai fortemente attardati. La modernità dei
secessionisti romani, pienamente condivisa da Vagnetti, trovava compimento
proprio nella tecnica divisionista, tornata di moda nei primi anni Dieci del
Novecento e impiegata soprattutto per scene di sapore intimista.
Tra le opere presentate in mostra si ricordano, inoltre, Le case di Valle al
sole (1914), La fontana di Palazzo Borghese (1915), Nella pineta di
Tordiquinto (1918) e i Balocchi di Nenella (1934), quest’ultimo partecipe del
clima del cosiddetto “Realismo magico”.

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Galleria Berardi - Arte dell'Ottocento e del primo Novecento

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