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News: In evidenza

Data: 20/01/2017

PIETRO MORGARI - Almea (1875)

Gli esordi di Pietro Morgari prima del suo trasferimento a Londra, avvengono alla Promotrice di Torino dove invia nel 1872 Povera Imelda, nel  1873 Giovane andalusa e quindi nel 1875 Almea. Precisamente con quest’ultimo può essere identificato il quadro qui esposto, datato settembre 1875”.
Almea era un nome egiziano con cui si identificavano le cantatrici chiamate ad esibirsi nelle case nobiliari e dunque per esteso alludeva al ruolo di danzatrice e cortigiana d’Oriente.
La straordinaria qualità dell’opera, accompagnata da degna cornice, fa di queso dipinto uno dei massimi raggiungimenti dell’autore , come d’altronde è confermato dalla letteratura artistica dell’epoca.

Data: 12/12/2016

GEORGE MASON - Popolani nella pineta di Ostia Antica con il Castello di Papa Giulio II sullo sfondo

L'opera è databile ai primissimi anni Cinquanta ed è ricordata da Nino Costa nel libro autobiografico "Quel che vidi e quel che intesi". Il dipinto infatti può essere preso ad esempio delle teorie estetiche della Scuola Etrusca che propugnava lo studio dal vero nella campagna unito ad una partecipazione emotiva da parte dell'autore.

Sulla scia di questa poetica realista inizieranno le ricerche di numerosi pittori attivi a Roma: da Giulio Aristide Sartorio a Norberto Pazzini, da Napoleone Parisani a Onorato Carlandi.

Data: 25/10/2016

ARTURO NOCI - Anemoni rossi (1912)

Nel 1912 presso il Circolo Artistico romano fu inaugurata una mostra a tema “Fiori, frutta ed animali”, dove Noci espose “un mazzo di anemoni rossi in un vaso di maiolica rossa posato sopra una superficie, che riflette così la purpurea grazia della forma creata dall'uomo e di quella floreale … L'armonia del quadro, la scelta del particolare decorativo, denotano un gusto assai raro” (C. Tridenti, Cronache d'arte contemporanea” in “Rassegna Contemporanea”, 1913, n. 2, p. 317.

Data: 24/06/2016

FRANCESCO ZERILLI - Veduta di Palermo

Questa veduta di Palermo di Zerilli sorprende per dimensioni e rafinatezza tanto da costituire quasi un unicum nel suo corpus. Zerilli apprese dal maestro Giuseppe Patania, efficace paesaggista nel suo primissimo periodo, linsegnamento della veduta prospettica realizzata a tempera, più immediata, anzichè ad olio. L'opera ricorda i lavori di un altro grande maestro della veduta prospettica di matrice settecentesca, quel Giovan Battista Lusieri di cui si perse gran parte della produzione realizzata per Lord Elgin a causa di un naufragio; maestro riconosciuto a livello internazionale precisamente nel genere vedutistico realizzato a tempera.
 

Data: 27/04/2016

FRANCESCO PAOLO MICHETTI - La processione del Corpus Domini a Chieti

La Processione del Corpus Domini a Chieti di Francesco Paolo Michetti, presentata con clamore in occasione dell’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877 ed entrata a far parte in breve della prestigiosa collezione dell’Imperatore di Germania, è senza meno uno dei dipinti più importanti e significativi del secondo Ottocento in Italia. Con questo dipinto l’autore prendeva la leadership dell’emergente scuola partenopea e ne influenzava per un decennio gli orientamenti, con ripercussioni in tutta Italia. Michetti, omaggiato il genius loci Domenico Morelli con il riferimento alla Madonna della Scala d'oro nella figura centrale e assimilata con acutezza la lezione giapponista di Mariano Fortuny, conquistò pubblico e critica, pur tra le inevitabili polemiche. E’ il critico d’arte, nonché pittore, Francesco Netti, ad individuare alla perfezione le qualità del dipinto: il “vero progresso” consisteva nell’eliminazione di quella “tinta-base” che “smorza”, “avvelena”, “ed abbassa insensibilmente tutta la intonazione del quadro”. Nell'opera predominano “i colori chiari e freddi” ad imitazione della pittura giapponese, che procede appunto per “toni locali ed interi” e con un comporre piatto che annulla la profondità prospettica. Ecco fondato, agli occhi di Netti, l’Impero del bianco, una nuova pittura di luce, esemplata sulla lezione di Fortuny, che rinnova di fatto la pittura italiana alla luce del naturalismo internazionale para impressionista. Allorché Michele Uda, altro scrittore d’arte di posizioni conservative, si scagliò contro la nuova tendenza pittorica accusandola di “intenzionismo” e di “impressionismo”, non si è lontani dalle celebri critiche con cui Louis Leory si scagliò con l'articolo la “Mostra degli Impressionisti” pubblicato sul Charivari del 25 aprile del 1874. E questa operazione rivoluzionaria viene compiuta da Michetti nel Corpus Domini con una facilità - scriveva Netti che la difficoltà del creare in genere fa soffrire l'artista mentre al maestro abruzzese “fa godere” - che in questa occasione espositiva è nuovamente sotto gli occhi di tutti.

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