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News: Press

Data: 24/01/2019

Periodo: dal Corriere della Sera del 23/01/2019
Evento: Attilio Simonetti tra Roma e Parigi. Alla Galleria Berardi esposizione e monografia sull'artista-antiquario

Tra i principali collezionisti e antiquari del suo tempo, Attilio Simonetti fu pittore apprezzato nella scena internazionale, affermatosi rapidamente negli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento tra Roma, Londra, Parigi e Madrid come allievo di Mariano Fortuny, sostenuto dal mercante Adolphe Goupil e ricercato dai collezionisti per le sue scene in costume e per le variopinte immagini di folclore locale. All'acme del successo, che lo aveva vbisto calcare la scena dei Salon parigini, Simonetti decise di abbandonare la carriera artistica per dedicarsi al commercio di opere d'arte, divenendo un connoisseur di fama internazionale, con studi prima a Palazzo Altemps e poi in Via Vittoria Colonna, entrambi meta per esponenti dell'aristocrazia e del mondo artistico italiano ed europeo.

Data: 15/01/2019

Periodo: numero 393 - Gennaio 2019
Evento: Alla scuola di Fortuny - I dipinti del mercante Attilio Simonetti

Conosciuto con il nome dell'antiquario romano Attilio Simonetti (1843-1925) il "Tappeto Simonetti" è conservato al Metropolitan di New York, che nel suo catalogo lo definisce un manufatto di "maestosa tessitura": per l'eccezionale formato e la qualità, è uno dei più famosi tappeti mamelucchi.

Oggi i musei statunitensi conservano diverse opere provenienti da Simonetti. Ancor prima di affermarsi come mercante e collezionista, Attilio Simonetti fu però un pittore ricercato sulla scena internazionale, da Parigi a New York, e alla sua poliedrica figura, dal 24 gennaio al 23 febbraio, Gianluca Berardi dedica una mostra che ne ripercorre la storia centrale a Roma dall'epoca postunitaria fino ai primi due decenni del Novecento.

da Il Giornale dell'Arte

Francesca Romana Morelli

Data: 13/11/2018

Periodo: Numero 391 - novembre 2018
Evento: Vernissage. Il fotogiornale di "Il Giornale dell'Arte"

Data: 25/09/2018

Periodo: dal Corriere della Sera del 25/09/2018
Evento: Corriere della Sera - Cleto Luzzi, pittore alla corte del re del Siam

Alcune tele orientaliste del pittore romano in mostra nella galleria Gianluca Berardi

Mercati, spezie, templi, misteriose divinità protettrici, statue dorate e incantatori di serpenti: c’è tutto il bagaglio tipico dell’esotismo d’antan nelle pitture del romano Cleto Luzzi (1884- 1952), artista che appartiene a quella nutrita schiera di creativi, vissuti per lo più a cavallo tra Otto e Novecento, gratificati in vita da allori e successi ufficiali, e successivamente entrati nel cono dell’oblio. Spetta ora alla galleria Berardi — da sempre spazio con vocazione alla ricerca e allo studio di figure da recuperare e ricontestualizzare — ripercorrere il cammino artistico di Luzzi. Un cammino per certi versi paradossale, se si considera che durante la sua carriera Luzzi non solo riuscì a guadagnarsi importanti commissioni e riconoscimenti ma, dal 1929 al 1932, ebbe il privilegio di diventare anche pittore ufficiale del Re del Siam, odierna Tailandia.

Accadde infatti che nel 1907 il sovrano Rama V si recò a Torino, ammirando a tal punto l’architettura della città (fresca sede di un’Esposizione universale e teatro di una grande fioritura «liberty») a invitare a Bangkok numerosi architetti, ingegneri e artisti italiani per intervenire in alcune zone della capitale.

Tra costoro Luzzi, ben presto divenuto il pittore alla corte di Rama VII, nonché direttore della Reale Accademia di Belle Arti. Lasciata dunque alle spalle la cultura accademica tardo ottocentesca di formazione (aveva studiato a Roma con Francesco Jacovacci e Giulio Aristide Sartorio), abbandonati i leziosi e attardati quadretti di genere settecentesco, gettate alle spalle anche le tante pale d’altare di stampo classicista dipinte per varie chiese di Roma, Luzzi si abbandona a un evidente cambio di registro nelle tele eseguite in Oriente, in Siam, ma anche in Cambogia (dove fu attratto dalle rovine di Angkor Wat), India, Indocina, Birmania... A confermarlo le opere in mostra nella galleria di Gianluca Berardi fino al 27 ottobre, a cura di Manuel Barrese, la cui selezione è caduta proprio sui lavori di questo periodo. Residente a Bangkok dal 1929, il pittore romano sembrò infatti aprirsi maggiormente alle sperimentazioni, sostituendo all’oleografismo degli inizi cromatismi più agili e liberi, con pennellate di matrice divisionista. Il tutto immerso in un prevedibile esotismo ti temi che lo portò a raffigurare templi, monumenti, visioni naturalistiche e tranche di vita quotidiana. Benché non privo di un qualche talento, Luzzi fu poi dimenticato. E alcune retrospettive dopo la sua scomparsa (1956, Palazzo delle Esposizioni e Collegio Nazareno) non bastarono a mantenerne in auge il nome. Fino a oggi.

Data: 06/09/2018

Periodo: 20 settembre - 27 ottobre 2018
Evento: Il Giornale dell'Arte - Cleto Luzzi. Il romano pittore di corte del Siam

Nel 1907 Rama V, re del Siam, si recò a Torino, dove ammirò l'architettura della città a tal punto da invitare a Bangkok numerosi architetti, ingegneri, artisti italiani per intervenire in alcune zone della capitale. Il monarca cercava di rafforzare il prestigio del suo Paese, in modo da salvaguardare l'indipendenza dall'Inghilterra e dalla Francia. Anche il pittore romano Cleto Luzzi (1884 - 1952) si recò a lavorare in Siam e tra il 1929 e il 1932 divenne il pittore ufficiale di Rama VII e direttore della Reale Accademia di Belle Arti. Dal 20 settembre al 27 ottobre Gianluca Berardi, con la cura di Manuel Barrese, propone la riscoperta di Luzzi, formatosi all'Accademia di Belle Arti di Roma tra gli altri con Giulio Aristide Sartorio. La mostra si focalizzerà tuttavia sulla produzione orientalista di Luzzi, eseguita tra il Siam e altri paesi vicini. Una quindicina di olii restituiscono scene di vita locale con un vivace intimismo: dal mercato alimentare affollato di persone di ogni età, con la merce a terra, ai templi ricchi di statue dorate gigantesche. Uscito dall'opaco mondo italiano dominato dal fascismo, Luzzi si lasciò andare ad una pennellata quasi divisionista, ai cromatismi accesi e luminosi, aderenti a quella terra naturale e lussureggiante. "I dati formali e luminosi del dipinto Ingresso ad Angkor Wat (1930) fanno intendere quanto Luzzi dovesse aver meditato sulla pittura di paesaggio di Enrico Coleman e di Sartorio", dichiara Berardi. Nel 2019 le opere le opere saranno esposte nella mostra "The King of Siam and the Italian Travellers Architects" alla Chulalongkorn University di Bangkok.

Francesca Romana Morelli

 
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