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News: Press

Data: 11/07/2018

Periodo: 8 luglio 2018
Evento: Classico e antiretorico Selva, lo scultore perfetto

"Le sue opere hanno la purezza degli antichi e l'intimismo del '900. Anche quelle monumentali.

Vero come la verità e naturale come la natura, è finito inspiegabilmente e ingiustamente nell'oblio."

Vittorio Sgarbi

da Il Giornale, 8 luglio 2018, pag. 29

Data: 28/05/2018

Periodo: 18 maggio - 23 settembre 2018
Evento: “Per sogni e per chimere”. Giacomo Puccini e le arti visive

In occasione della mostra “Per sogni e per chimere”. Giacomo Puccini e le arti visive, la Galleria Berardi presterà l'opera "Reietta" di Francesco Paolo Michetti.

La Fondazione Ragghianti a Lucca presenta “Per sogni e per chimere”. Giacomo Puccini e le arti visive (18 maggio - 23 settembre 2018), a cura di Fabio Benzi, Paolo Bolpagni, Maria Flora Giubilei e Umberto Sereni, una mostra che approfondisce il rapporto tra Giacomo Puccini e gli artisti del proprio tempo e l’influenza che il compositore e la sua estetica esercitarono sulle arti visive in Italia tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Una ricerca intesa a restituire al pubblico nuovi elementi, suggestivi spunti d’indagine e molte opere inedite.
Realizzata dalla Fondazione Ragghianti in collaborazione con la Fondazione Giacomo Puccini, il Centro studi Giacomo Puccini e la Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini, con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Lucca, dei Comuni di Lucca, Viareggio, Massarosa e Pescaglia, e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, l’esposizione nasce intorno a un nucleo di dipinti e sculture ispirate a Puccini (compresi alcuni suoi ritratti, di Giovanni Boldini, Giacomo Grosso, Lino Selvatico, Edoardo Gelli, Aleardo Villa, Leonetto Cappiello, Arturo Rietti, Paolo Troubetzkoy) e ai personaggi e alle situazioni dei suoi melodrammi, pur non limitandosi all’iconografia.
Un secondo filone importante oggetto d’indagine è quello degli artisti legati al clima naturalista (Pompeo Mariani e Vespasiano Bignami), scapigliato (in primis Tranquillo Cremona ed Eugenio Gignous) e soprattutto tardo-scapigliato, come Luigi Conconi e Roberto Fontana, con cui Giacomo Puccini fu in contatto durante il suo soggiorno milanese negli anni Ottanta dell’Ottocento.
Non meno interessante è la ricerca condotta intorno a quelle figure di pittori e scultori che, attratti dalla sua personalità, ebbero modo di lasciare concrete testimonianze dei loro rapporti con Puccini, talvolta lavorando anche nelle sue dimore in Versilia: Galileo Chini, Plinio Nomellini, Luigi De Servi, Antonio Discovolo, Guglielmo Amedeo Lori, Edoardo De Albertis, Lina Rosso, Lionello Balestrieri, Libero Andreotti, soltanto per citarne alcuni.
Un’attenzione particolare è dedicata al gruppo di pittori toscani – Ferruccio Pagni, i fratelli Angiolo e Lodovico Tommasi, Francesco Fanelli – raccolti intorno al Circolo La Bohème di Torre del Lago e legati a Puccini sia sotto il profilo biografico, sia per motivi di comune sentire artistico.
Significativi sono infine quegli artisti che il maestro apprezzava e di cui collezionava le opere, o che contribuirono a determinare, come Gaetano Previati, un gusto estetico sensibile alla suggestione “musicalista”, che trovarono nel compositore toscano un equivalente musicale.

Senza tralasciare, ovviamente, personalità di ragguardevoli fotografi come Mario Nunes Vais, Emilio Sommariva, Attilio Badodi e Giovanni Artico, che dedicarono inquadrature particolari a Puccini, nonché gli autori di manifesti delle prime rappresentazioni dei melodrammi del compositore (Adolfo Hohenstein e Leopoldo Metlicovitz) e alcuni bozzetti scenografici, abiti ed elementi d’arredamento.
“Per sogni e per chimere” si suddivide quindi tra le diverse “aree” citate, esponendo oltre 120 opere – provenienti dai più importanti musei e teatri italiani, integrate da preziosi pezzi inediti custoditi in collezioni private – rappresentative di artisti vicini ai temi e al clima espressivo pucciniani, inserite nell’allestimento coinvolgente della famosa scenografa Margherita Palli (suo l’allestimento dell’Andrea Chénier che ha aperto, il 7 dicembre scorso, la nuova stagione lirica del Teatro alla Scala). Rilevante lo spazio riservato anche alla fotografia e ai documenti originali, con l’obiettivo di presentare a tutto tondo una tendenza estetica cui Puccini contribuì in maniera decisiva con le proprie opere, in un clima stilistico di passaggio fra tardo-naturalismo, Scapigliatura, Simbolismo e Liberty.
Il catalogo si pone come uno studio approfondito sugli argomenti presi in esame, con saggi dei curatori e di altri esperti, dedicati ai seguenti temi: la musica nelle arti visive tra fine Ottocento e primo Novecento; la ritrattistica pucciniana; casi iconografici di pittura e grafica ispirati alle opere di Puccini; Giacomo Puccini appassionato e committente d’arte; i rapporti di Giacomo Puccini con gli artisti del suo tempo; Giacomo Puccini e i “pittori del lago”; le case di Puccini: decorazioni, opere d’arte, architettura; Giacomo Puccini disegnatore e caricaturista per diletto; Giacomo Puccini nella cultura italiana di primo Novecento.

Data: 20/11/2017

Periodo: 11 novembre 2017 – 22 aprile 2018
Evento: LA TROTTOLA E IL ROBOT. Tra Balla, Casorati e Capogrossi

Mancini, Sartorio, Tomassi, Vagnetti e Noci dalla Galleria Berardi alla mostra "La Trottola e il Robot. Tra Balla, Casorati e Capogrossi" a Pontedera presso Palazzo Pretorio.

L’11 novembre 2017, al PALP Palazzo Pretorio di Pontedera, si inaugura la grande mostra La trottola e il robot. Tra Balla, Casorati e Capogrossi, curata da Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci e promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, dal Comune di Pontedera e dalla Fondazione Pisa, in collaborazione con l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e con il patrocinio della Regione Toscana e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. La mostra, che proseguirà sino al 22 aprile 2018, nasce intorno ad una prestigiosa collezione di giocattoli d’epoca di proprietà del Comune di Roma, presentando insieme agli antichi balocchi circa 110 opere di artisti italiani attivi tra il 1860 e il 1980. La trottola e il robot mette a confronto due aspetti della creatività legati all’infanzia, quello che si traduce negli oggetti concreti, i giocattoli, creati un tempo dagli artigiani e poi dall’industria, e quello che rappresenta e interpreta il gioco infantile nelle arti figurative e plastiche italiane, dalla fine del XIX secolo alla seconda metà del XX. Si tratta di due universi separati, che solo di quando in quando hanno trovato modo di rispecchiarsi gli uni (i giocattoli) nelle altre (le opere d’arte) e il lungo racconto di figure ed oggetti che si snoda nelle sale espositive di Palazzo Pretorio, offre da differenti, dialettici o integrati punti di vista un osservatorio inedito e suggestivo sui mutamenti della società italiana nel corso dei decenni, sulle variazioni dei modelli pedagogici, di vita e di pensiero e sul rapporto spesso controverso fra il mondo degli adulti e quello – assai più misterioso – dei bambini.

Le opere degli artisti italiani che hanno prediletto il tema dell’infanzia, dialogheranno in mostra, intorno ad alcuni temi chiave, con nuclei di oggetti ludici, scelti di volta in volta per la loro valenza sociale, didattica, ma anche più latamente simbolica e onirica; di questi saranno messi in evidenza il mutamento formale, l’avvicendarsi dei materiali in uso, il loro attingere ai mutamenti tecnologici in atto.

Fra i temi significativi individuati nella sequenza espositiva, la casa coincide con la rappresentazione dello spazio interno, dell’intimità domestica nella quale si svolge la vita quotidiana dell’adulto e il gioco del bambino. Grandi modelli di casa di bambola, differenziati fra il modello alto borghese e quello più dimesso, bambole d’epoca, arredi in miniatura sono posti a confronto con le opere di Zandomeneghi, Balla, Casorati, Cambellotti, Francalancia, Campigli, Viani, Pirandello, Novelli con i giocattoli creati dagli artisti. Il rapporto del bambino con la vita degli adulti, oltreché nel gioco, si configura nei modelli dell’educazione infantile che per tradizione vi sono associati; gli artisti ritraggono volentieri i momenti di formazione del fanciullo, dall’apprendimento scolastico all’educazione al canto, alla musica, alla lettura. In sala opere di Mancini, Cambellotti, Lloyd, Levi, Capogrossi, Casorati, Mafai, Pirandello. Il gioco all’esterno predispone il bambino a una diversa percezione del mondo con una dilatazione degli orizzonti immaginativi nella quale rientrano la piena percezione di sé e del movimento, il tema del viaggio, dell’esotismo; alle pareti opere di Muzzioli, Corcos, Boccioni, Müller, Erba, Magri, Sartorio, Capogrossi, Gentilini. Il teatro e il circo protraggono lo stupore del gioco fino all’età adulta; le opere di Balla, Cambellotti, Depero, Casorati, Natali, Capogrossi, Levy s’ispirano a questo “doppio” fantastico del mondo che si rinnova sempre e si mettono a confronto con modellini teatrali, giostre per bambini e marionette. Giochi senza età richiama la valenza pedagogica del gioco, la capacità di sviluppare nel fanciullo, e più tardi nell’adulto, le sue doti di apprendimento, le facoltà critiche e tutte quelle attitudini all’organizzazione dell’azione nello spazio e nel tempo; i quadri e le sculture (di Boccioni, Pasquarosa, De Pisis, Raphael, Severini Novelli, Santoro, Novak) hanno per protagonisti i giochi, dal domino alle carte, dagli scacchi ai tarocchi. La sala degli automi, infine, rinvia allo sviluppo, illustrato attraverso i giocattoli presenti nella collezione, del tema dell’automazione, che dai primi ingenui elementi a molla arriva ai più sofisticati congegni moderni. Molti gli artisti che nel corso di un secolo hanno riflettuto sulla possibilità di creare delle copie di sé animate meccanicamente, sull’ambivalenza uomo/manichino, sulla sua trasformazione in robot meccanico: la Metafisica, il Futurismo, più tardi l’irridente Patafisica hanno a diverse riprese rilanciato il tema, con valenze espressioniste, giocose, tragiche o ironiche (in mostra opere di Grassi, Sironi, Pannaggi, Prampolini, Depero, Casorati e Baj). In questa sezione, si stabilisce un significativo collegamento con l’ambito di ricerche nella biorobotica condotte dall’Istituto Sant’Anna di Pisa, centro di eccellenza universitaria italiano e partner della mostra.

La mostra è corredata da un catalogo a cura di Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci, con testi dei curatori, di Cristina Biagi, Giovanna Conti, Paolo Dario, Emma Marconcini, Gianfranco Staccioli e Claudia Terenzi (Bandecchi & Vivaldi).

Data: 05/09/2017

Periodo: numero 378 - Settembre 2017
Evento: Il Giornale dell'Arte - 10 SCULTURE. Tradizione e modernità tra le due guerre

In occasione della XXX Biennale Internazionale di Antiquariato di Firenze la Galleria Berardi presenterà una mostra dal titolo Dieci sculture. Tradizione e modernità fra le due guerre. Le opere, firmate da personalità artistiche di primo piano quali Attilio Selva, Duilio Cambellotti, Giovanni Prini, Amleto Cataldi, Ercole Drei, Alfredo Biagini, Eugenio Baroni, Sirio Tofanari, Dante Morozzi e Silvio Ceccarelli, offrono uno spaccato di grande interesse su quanto emergeva nella scultura italiana in un ristretto arco di anni che va dal 1920 al 1934. 

A farsi avanti è un linguaggio comune dalle molteplici declinazioni, che al di là delle differenze stilistiche e tematiche appare caratterizzato da un ritorno alla figura umana isolata, da una marcata semplificazione delle forme, da un riferimento all’antico in chiave sintetica e moderna. Sono questi i tratti salienti di un’intera stagione artistica, quella del ventennio che intercorre fra i due conflitti mondiali, che, partita dal ‘ritorno all’ordine’ seguito al fuoco delle avanguardie del primo decennio del Novecento, si mosse poi alla ricerca di soluzioni che corrispondessero alla modernità. 
Abbandonati il verismo tardo-ottocentesco, il simbolismo liberty e il dinamismo programmatico del Futurismo, gli scultori tornano a guardare Rodin e alla potente presenza della statua, armati da una decisa volontà di rinnovamento. È il caso, ad esempio, di Selva, che partito da un elegante simbolismo di ascendenza bistolfiana inaugurò nel 1919 a Roma la stagione novecentista con le sue Enigma e Susanna, sculture dai volumi solidi e dalle linee forti, che appaiono attraversate da una nuova energia. Il successivo Ritmi (1922), presente in mostra, illustra con chiarezza come il rimando alla statuaria antica, elemento chiave del nuovo classicismo novecentista, sia utilizzato da alcuni fra gli artisti più avvertiti in modo evocativo, per parlare all’uomo moderno delle sue inquietudini. 
Il catalogo della mostra, curato da Alessandra Imbellone, si avvale della collaborazione di studiosi del settore quali Maria Paola Maino, Manuel Carrera ed Eugenio Costantini.

Data: 15/05/2017

Periodo: numero 375 - Maggio 2017
Evento: Il Giornale dell'Arte - Tutti vogliono Tomassi

Da Berardi un richiestissimo ritrattista

 
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