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News: Press

Data: 05/09/2017

Periodo: numero 378 - Settembre 2017
Evento: Il Giornale dell'Arte - 10 SCULTURE. Tradizione e modernità tra le due guerre

In occasione della XXX Biennale Internazionale di Antiquariato di Firenze la Galleria Berardi presenterà una mostra dal titolo Dieci sculture. Tradizione e modernità fra le due guerre. Le opere, firmate da personalità artistiche di primo piano quali Attilio Selva, Duilio Cambellotti, Giovanni Prini, Amleto Cataldi, Ercole Drei, Alfredo Biagini, Eugenio Baroni, Sirio Tofanari, Dante Morozzi e Silvio Ceccarelli, offrono uno spaccato di grande interesse su quanto emergeva nella scultura italiana in un ristretto arco di anni che va dal 1920 al 1934. 

A farsi avanti è un linguaggio comune dalle molteplici declinazioni, che al di là delle differenze stilistiche e tematiche appare caratterizzato da un ritorno alla figura umana isolata, da una marcata semplificazione delle forme, da un riferimento all’antico in chiave sintetica e moderna. Sono questi i tratti salienti di un’intera stagione artistica, quella del ventennio che intercorre fra i due conflitti mondiali, che, partita dal ‘ritorno all’ordine’ seguito al fuoco delle avanguardie del primo decennio del Novecento, si mosse poi alla ricerca di soluzioni che corrispondessero alla modernità. 
Abbandonati il verismo tardo-ottocentesco, il simbolismo liberty e il dinamismo programmatico del Futurismo, gli scultori tornano a guardare Rodin e alla potente presenza della statua, armati da una decisa volontà di rinnovamento. È il caso, ad esempio, di Selva, che partito da un elegante simbolismo di ascendenza bistolfiana inaugurò nel 1919 a Roma la stagione novecentista con le sue Enigma e Susanna, sculture dai volumi solidi e dalle linee forti, che appaiono attraversate da una nuova energia. Il successivo Ritmi (1922), presente in mostra, illustra con chiarezza come il rimando alla statuaria antica, elemento chiave del nuovo classicismo novecentista, sia utilizzato da alcuni fra gli artisti più avvertiti in modo evocativo, per parlare all’uomo moderno delle sue inquietudini. 
Il catalogo della mostra, curato da Alessandra Imbellone, si avvale della collaborazione di studiosi del settore quali Maria Paola Maino, Manuel Carrera ed Eugenio Costantini.

Data: 15/05/2017

Periodo: numero 375 - Maggio 2017
Evento: Il Giornale dell'Arte - Tutti vogliono Tomassi

Da Berardi un richiestissimo ritrattista

Data: 20/01/2017

Periodo: 27 gennaio 2017
Evento: Il Giornale dell'Arte - Catalogo Generale CAMILLO INNOCENTI

È in preparazione il catalogo generale dei dipinti e della grafica di Camillo Innocenti (Roma 1871 - 1961) a cura di Manuel Carrera ed Eugenia Querci, con il supporto logistico della Galleria Berardi e dell’Archivio dell’Ottocento Romano. Innocenti fu uno degli artisti di maggiore successo nell’Italia del primo Novecento, grazie alla sua pittura moderna, elegante e di respiro internazionale. Dopo essersi formato sotto l’ala di alcuni dei più influenti maestri dell’Ottocento – quali Antonio Mancini, Domenico Morelli e Francesco Paolo Michetti – il pittore romano si impose all’attenzione della critica già alle prime edizioni della Biennale di Venezia. Al suo nome è legata una delle prime mostre personali organizzate nell’ambito della rassegna veneziana: nel 1909, infatti, Innocenti aveva alla Biennale una sala a lui interamente dedicata, dove erano esposte venti delle tele più significative eseguite fino a quel momento. Lo straordinario successo riscosso lo portò ad essere conteso da alcune delle più importanti gallerie europee del tempo: nel 1913 la galleria Bernheim Jeunes di Parigi, nota per il suo sodalizio con gli impressionisti, gli dedicò un’importante mostra personale che lo consacrò definitivamente alla fama internazionale. Pochi significativi studi sono stati fino ad ora dedicati a Camillo Innocenti. La sua figura, tuttavia, si sta finalmente riaffacciando nella letteratura artistica nell’ambito della riscoperta della pittura italiana del primo Novecento. L’archiviazione della sua opera costituisce pertanto un imprescindibile strumento di chiarezza critica, necessaria per restituire pienamente all’artista il ruolo di protagonista dell’arte del XX secolo.

Per archiviare un’opera di Camillo Innocenti e per ulteriori informazioni è possibile scrivere all’indirizzo e-mail:

info@camilloinnocenti.it

www.camilloinnocenti.it

Il 27 gennaio 2017, ore 18.00 si terrà presso la Galleria Prencipe

la conferenza “Camillo Innocenti e la pittura a Roma prima delle avanguardie” di Manuel Carrera.

Data: 25/11/2016

Periodo: Dal 5 novembre 2016 al 14 febbraio 2017
Evento: Liberty in Italia, artisti alla ricerca del moderno

La Galleria Berardi in occasione della mostra di Palazzo Magnani ( 5 novembre 2016 -14 febbraio 2017) dedicata al Liberty in Italia, presta 3 opere di grande rappresentatività: Ritratto in giallo di Arturo Noci, Sogni di Primavera di Gino Piccioni e la Conca dei bufali di Duilio Cambellotti.  Sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere: dipinti, sculture, grafica, progetti architettonici e decorativi, manifesti, ceramiche, selezionatissimi prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie Collezioni private. Molti di questi prestiti sono frutto dei più recenti studi e escono dalle collezioni mostrandosi al grande pubblico per la prima volta.

Ogni sezione della mostra – dedicata al dialogo tra le diverse arti – mette in luce l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente floreale e quella “modernista”, più inquieta e vicina a influenze europee, e che porterà da lì a poco alle ricerche delle avanguardie e allo sviluppo in chiave più stilizzata ed essenziale del linguaggio decorativo.

“All’interno di una idea più ampia e generale di “Liberty italiano” – anticipano i Curatori Francesco Parisi e Anna Villari – abbiamo voluto porre a confronto le due diverse tendenze; cercando di assecondare in questo modo il dibattito storico artistico dell’epoca che individuava, come vera essenza del Liberty, la linea fluente, floreale e decorativa e, d’altra parte, recuperando il modello critico della letteratura coeva che identificava nel Liberty tutto ciò che era considerato moderno e di rottura, includendo quindi anche quelle esperienze non propriamente classificabili in Italia come floreali ma piuttosto moderniste o secessioniste”.

Il percorso della mostra si sviluppa secondo una scansione per sezioni “tradizionali”: pittura, scultura, decorazione murale, ceramiche, progetti di case d’artista (come chiave nuova per entrare nell’idea progettuale dell’architetto che lavora, eccezionalmente e con la massima libertà espressiva, per se stesso), manifesti, illustrazione e grafica originale.
Filo rosso che collega tutte le sezioni: la linea grafica e la ricerca sul segno, che erano allora alla base della concezione progettuale e formale di ogni opera, sia di quella più propriamente fluente e floreale, sia di quella più severa e moderna. Si sono, infatti, accostati a pitture, sculture, ceramiche, grandi manifesti pubblicitari, i bozzetti preparatori, i cartoni per gli affreschi, i disegni relativi a vasi, illustrazioni, incisioni.
Una chiave inconsueta che rivela, entrando nel vivo del “fare” e nella mente dell’artista, la vera essenza concettuale e espressiva del Liberty, un movimento, una tendenza e una moda che, a distanza di più di cento anni, non ha ancora esaurito il suo potere seduttivo.

Data: 06/09/2016

Periodo: dal 22 settembre al 29 ottobre 2016
Evento: Il Giornale dell'Arte - Arturo Noci (1874-1953) - Tra Roma e New York: dal divisionismo aristocratico al ritratto borghese

In occasione della Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma la Galleria Berardi presenterà una mostra monografica dedicata al pittore Arturo Noci. Nella Biennale sarà presente una selezione di opere mentre la mostra si svolgerà in contemporanea presso la sede della Galleria in Corso del Rinascimento 9.  Il catalogo di vendita della presente mostra dedicata ad Arturo Noci si offre in una veste davvero insolita, quella di una vera e propria monografia dedicata all'autore. Le ragioni sono da ricercare   nel recupero di una serie così rappresentativa ed eterogenea di quadri dell'artista, tale da permettere questo studio sistematico che ha il compito di restituire al maestro il posto adeguato nella storia della cultura figurativa italiana. La decisione di trasferirsi a New York nel 1923 presa da un Arturo Noci all'apice del successo - con tutte le sue opere al seguito viene da pensare visto che gran parte di esse sono state rintracciate in America - provocò in patria un progressivo offuscamento della sua personalità artistica, oggi in parte dissolto per quel che concerne l'attività di ritrattista grazie all'accurata e recente retrospettiva tenuta presso la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Roma Arturo Noci (1874 – 1953). Figure e ritratti degli anni romani. In questa sede si è voluto ampliare  l'indagine - grazie a un studio critico lucido e serrato a firma di Manuel Carrera, responsabile  dell'Archivio Noci - all'intero percorso del maestro, dagli esordi romani all'affermazione internazionale newyorchese; ne fuoriesce un pittore modernista sorprendente caratterizzato da una produzione poliedrica. Noci infatti passa repentinamente dal genere dell'arte alla moda derivato da Giulio Aristide Sartorio ma vivificato dal confronto con il naturalismo di Nino Costa - indimenticabile la sosta dai giochi che alcun ragazze effettuano nelle penombre soleggiate di Villa Borghese - alle irresistibili eleganze dei nudi che conquistarono anche il re del Siam; da qui l'accesso alle commissioni della ritrattistica internazionale di alto livello, dall'aristocrazia al jet set del mondo dello spettacolo. Esemplari in questo senso due capolavori quali Ritratto in giallo, dove gli elementi whistleriani e il soffuso divisionismo si alleano per dar vita ad uno dei ritratti più raffinati del Novecento italiano, e la tenebrosa femme fatale Lyda Borelli. Contemporaneamente al successo delle commissioni la sua aperta adesione alla Secessione romana lo proietta tra gli sperimentatori del divisionismo con risultati affatto personali, ben riconoscibili in opere quali L'arancio (Roma, Galleria Comunale d'Arte Moderna), il Cantiere dei sandali (Terracina) o Mattino. Con gli anni Venti Noci perde via via l'interesse per il tocco diviso e si concentra, in particolare nei soggiorni a Terracina e a Pellestrina, in un ricerca delle forme severe e geometriche, restituite da caratteristiche taches strette e allungate e da un colore vivido; pur testimoniando la suggestione per le atmosfere del Ritorno all’ordine questa nuova produzione restituisce il vertice di Noci, maestro dal carattere pittorico spiccato e di infinita classe.

 
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Galleria Berardi - Arte dell'Ottocento e del primo Novecento

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