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News: Press

Data: 20/11/2017

Periodo: 11 novembre 2017 – 22 aprile 2018
Evento: LA TROTTOLA E IL ROBOT. Tra Balla, Casorati e Capogrossi

Mancini, Sartorio, Tomassi, Vagnetti e Noci dalla Galleria Berardi alla mostra "La Trottola e il Robot. Tra Balla, Casorati e Capogrossi" a Pontedera presso Palazzo Pretorio.

L’11 novembre 2017, al PALP Palazzo Pretorio di Pontedera, si inaugura la grande mostra La trottola e il robot. Tra Balla, Casorati e Capogrossi, curata da Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci e promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, dal Comune di Pontedera e dalla Fondazione Pisa, in collaborazione con l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e con il patrocinio della Regione Toscana e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. La mostra, che proseguirà sino al 22 aprile 2018, nasce intorno ad una prestigiosa collezione di giocattoli d’epoca di proprietà del Comune di Roma, presentando insieme agli antichi balocchi circa 110 opere di artisti italiani attivi tra il 1860 e il 1980. La trottola e il robot mette a confronto due aspetti della creatività legati all’infanzia, quello che si traduce negli oggetti concreti, i giocattoli, creati un tempo dagli artigiani e poi dall’industria, e quello che rappresenta e interpreta il gioco infantile nelle arti figurative e plastiche italiane, dalla fine del XIX secolo alla seconda metà del XX. Si tratta di due universi separati, che solo di quando in quando hanno trovato modo di rispecchiarsi gli uni (i giocattoli) nelle altre (le opere d’arte) e il lungo racconto di figure ed oggetti che si snoda nelle sale espositive di Palazzo Pretorio, offre da differenti, dialettici o integrati punti di vista un osservatorio inedito e suggestivo sui mutamenti della società italiana nel corso dei decenni, sulle variazioni dei modelli pedagogici, di vita e di pensiero e sul rapporto spesso controverso fra il mondo degli adulti e quello – assai più misterioso – dei bambini.

Le opere degli artisti italiani che hanno prediletto il tema dell’infanzia, dialogheranno in mostra, intorno ad alcuni temi chiave, con nuclei di oggetti ludici, scelti di volta in volta per la loro valenza sociale, didattica, ma anche più latamente simbolica e onirica; di questi saranno messi in evidenza il mutamento formale, l’avvicendarsi dei materiali in uso, il loro attingere ai mutamenti tecnologici in atto.

Fra i temi significativi individuati nella sequenza espositiva, la casa coincide con la rappresentazione dello spazio interno, dell’intimità domestica nella quale si svolge la vita quotidiana dell’adulto e il gioco del bambino. Grandi modelli di casa di bambola, differenziati fra il modello alto borghese e quello più dimesso, bambole d’epoca, arredi in miniatura sono posti a confronto con le opere di Zandomeneghi, Balla, Casorati, Cambellotti, Francalancia, Campigli, Viani, Pirandello, Novelli con i giocattoli creati dagli artisti. Il rapporto del bambino con la vita degli adulti, oltreché nel gioco, si configura nei modelli dell’educazione infantile che per tradizione vi sono associati; gli artisti ritraggono volentieri i momenti di formazione del fanciullo, dall’apprendimento scolastico all’educazione al canto, alla musica, alla lettura. In sala opere di Mancini, Cambellotti, Lloyd, Levi, Capogrossi, Casorati, Mafai, Pirandello. Il gioco all’esterno predispone il bambino a una diversa percezione del mondo con una dilatazione degli orizzonti immaginativi nella quale rientrano la piena percezione di sé e del movimento, il tema del viaggio, dell’esotismo; alle pareti opere di Muzzioli, Corcos, Boccioni, Müller, Erba, Magri, Sartorio, Capogrossi, Gentilini. Il teatro e il circo protraggono lo stupore del gioco fino all’età adulta; le opere di Balla, Cambellotti, Depero, Casorati, Natali, Capogrossi, Levy s’ispirano a questo “doppio” fantastico del mondo che si rinnova sempre e si mettono a confronto con modellini teatrali, giostre per bambini e marionette. Giochi senza età richiama la valenza pedagogica del gioco, la capacità di sviluppare nel fanciullo, e più tardi nell’adulto, le sue doti di apprendimento, le facoltà critiche e tutte quelle attitudini all’organizzazione dell’azione nello spazio e nel tempo; i quadri e le sculture (di Boccioni, Pasquarosa, De Pisis, Raphael, Severini Novelli, Santoro, Novak) hanno per protagonisti i giochi, dal domino alle carte, dagli scacchi ai tarocchi. La sala degli automi, infine, rinvia allo sviluppo, illustrato attraverso i giocattoli presenti nella collezione, del tema dell’automazione, che dai primi ingenui elementi a molla arriva ai più sofisticati congegni moderni. Molti gli artisti che nel corso di un secolo hanno riflettuto sulla possibilità di creare delle copie di sé animate meccanicamente, sull’ambivalenza uomo/manichino, sulla sua trasformazione in robot meccanico: la Metafisica, il Futurismo, più tardi l’irridente Patafisica hanno a diverse riprese rilanciato il tema, con valenze espressioniste, giocose, tragiche o ironiche (in mostra opere di Grassi, Sironi, Pannaggi, Prampolini, Depero, Casorati e Baj). In questa sezione, si stabilisce un significativo collegamento con l’ambito di ricerche nella biorobotica condotte dall’Istituto Sant’Anna di Pisa, centro di eccellenza universitaria italiano e partner della mostra.

La mostra è corredata da un catalogo a cura di Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci, con testi dei curatori, di Cristina Biagi, Giovanna Conti, Paolo Dario, Emma Marconcini, Gianfranco Staccioli e Claudia Terenzi (Bandecchi & Vivaldi).

Data: 05/09/2017

Periodo: numero 378 - Settembre 2017
Evento: Il Giornale dell'Arte - 10 SCULTURE. Tradizione e modernità tra le due guerre

In occasione della XXX Biennale Internazionale di Antiquariato di Firenze la Galleria Berardi presenterà una mostra dal titolo Dieci sculture. Tradizione e modernità fra le due guerre. Le opere, firmate da personalità artistiche di primo piano quali Attilio Selva, Duilio Cambellotti, Giovanni Prini, Amleto Cataldi, Ercole Drei, Alfredo Biagini, Eugenio Baroni, Sirio Tofanari, Dante Morozzi e Silvio Ceccarelli, offrono uno spaccato di grande interesse su quanto emergeva nella scultura italiana in un ristretto arco di anni che va dal 1920 al 1934. 

A farsi avanti è un linguaggio comune dalle molteplici declinazioni, che al di là delle differenze stilistiche e tematiche appare caratterizzato da un ritorno alla figura umana isolata, da una marcata semplificazione delle forme, da un riferimento all’antico in chiave sintetica e moderna. Sono questi i tratti salienti di un’intera stagione artistica, quella del ventennio che intercorre fra i due conflitti mondiali, che, partita dal ‘ritorno all’ordine’ seguito al fuoco delle avanguardie del primo decennio del Novecento, si mosse poi alla ricerca di soluzioni che corrispondessero alla modernità. 
Abbandonati il verismo tardo-ottocentesco, il simbolismo liberty e il dinamismo programmatico del Futurismo, gli scultori tornano a guardare Rodin e alla potente presenza della statua, armati da una decisa volontà di rinnovamento. È il caso, ad esempio, di Selva, che partito da un elegante simbolismo di ascendenza bistolfiana inaugurò nel 1919 a Roma la stagione novecentista con le sue Enigma e Susanna, sculture dai volumi solidi e dalle linee forti, che appaiono attraversate da una nuova energia. Il successivo Ritmi (1922), presente in mostra, illustra con chiarezza come il rimando alla statuaria antica, elemento chiave del nuovo classicismo novecentista, sia utilizzato da alcuni fra gli artisti più avvertiti in modo evocativo, per parlare all’uomo moderno delle sue inquietudini. 
Il catalogo della mostra, curato da Alessandra Imbellone, si avvale della collaborazione di studiosi del settore quali Maria Paola Maino, Manuel Carrera ed Eugenio Costantini.

Data: 15/05/2017

Periodo: numero 375 - Maggio 2017
Evento: Il Giornale dell'Arte - Tutti vogliono Tomassi

Da Berardi un richiestissimo ritrattista

Data: 20/01/2017

Periodo: 27 gennaio 2017
Evento: Il Giornale dell'Arte - Catalogo Generale CAMILLO INNOCENTI

È in preparazione il catalogo generale dei dipinti e della grafica di Camillo Innocenti (Roma 1871 - 1961) a cura di Manuel Carrera ed Eugenia Querci, con il supporto logistico della Galleria Berardi e dell’Archivio dell’Ottocento Romano. Innocenti fu uno degli artisti di maggiore successo nell’Italia del primo Novecento, grazie alla sua pittura moderna, elegante e di respiro internazionale. Dopo essersi formato sotto l’ala di alcuni dei più influenti maestri dell’Ottocento – quali Antonio Mancini, Domenico Morelli e Francesco Paolo Michetti – il pittore romano si impose all’attenzione della critica già alle prime edizioni della Biennale di Venezia. Al suo nome è legata una delle prime mostre personali organizzate nell’ambito della rassegna veneziana: nel 1909, infatti, Innocenti aveva alla Biennale una sala a lui interamente dedicata, dove erano esposte venti delle tele più significative eseguite fino a quel momento. Lo straordinario successo riscosso lo portò ad essere conteso da alcune delle più importanti gallerie europee del tempo: nel 1913 la galleria Bernheim Jeunes di Parigi, nota per il suo sodalizio con gli impressionisti, gli dedicò un’importante mostra personale che lo consacrò definitivamente alla fama internazionale. Pochi significativi studi sono stati fino ad ora dedicati a Camillo Innocenti. La sua figura, tuttavia, si sta finalmente riaffacciando nella letteratura artistica nell’ambito della riscoperta della pittura italiana del primo Novecento. L’archiviazione della sua opera costituisce pertanto un imprescindibile strumento di chiarezza critica, necessaria per restituire pienamente all’artista il ruolo di protagonista dell’arte del XX secolo.

Per archiviare un’opera di Camillo Innocenti e per ulteriori informazioni è possibile scrivere all’indirizzo e-mail:

info@camilloinnocenti.it

www.camilloinnocenti.it

Il 27 gennaio 2017, ore 18.00 si terrà presso la Galleria Prencipe

la conferenza “Camillo Innocenti e la pittura a Roma prima delle avanguardie” di Manuel Carrera.

Data: 25/11/2016

Periodo: Dal 5 novembre 2016 al 14 febbraio 2017
Evento: Liberty in Italia, artisti alla ricerca del moderno

La Galleria Berardi in occasione della mostra di Palazzo Magnani ( 5 novembre 2016 -14 febbraio 2017) dedicata al Liberty in Italia, presta 3 opere di grande rappresentatività: Ritratto in giallo di Arturo Noci, Sogni di Primavera di Gino Piccioni e la Conca dei bufali di Duilio Cambellotti.  Sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere: dipinti, sculture, grafica, progetti architettonici e decorativi, manifesti, ceramiche, selezionatissimi prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie Collezioni private. Molti di questi prestiti sono frutto dei più recenti studi e escono dalle collezioni mostrandosi al grande pubblico per la prima volta.

Ogni sezione della mostra – dedicata al dialogo tra le diverse arti – mette in luce l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente floreale e quella “modernista”, più inquieta e vicina a influenze europee, e che porterà da lì a poco alle ricerche delle avanguardie e allo sviluppo in chiave più stilizzata ed essenziale del linguaggio decorativo.

“All’interno di una idea più ampia e generale di “Liberty italiano” – anticipano i Curatori Francesco Parisi e Anna Villari – abbiamo voluto porre a confronto le due diverse tendenze; cercando di assecondare in questo modo il dibattito storico artistico dell’epoca che individuava, come vera essenza del Liberty, la linea fluente, floreale e decorativa e, d’altra parte, recuperando il modello critico della letteratura coeva che identificava nel Liberty tutto ciò che era considerato moderno e di rottura, includendo quindi anche quelle esperienze non propriamente classificabili in Italia come floreali ma piuttosto moderniste o secessioniste”.

Il percorso della mostra si sviluppa secondo una scansione per sezioni “tradizionali”: pittura, scultura, decorazione murale, ceramiche, progetti di case d’artista (come chiave nuova per entrare nell’idea progettuale dell’architetto che lavora, eccezionalmente e con la massima libertà espressiva, per se stesso), manifesti, illustrazione e grafica originale.
Filo rosso che collega tutte le sezioni: la linea grafica e la ricerca sul segno, che erano allora alla base della concezione progettuale e formale di ogni opera, sia di quella più propriamente fluente e floreale, sia di quella più severa e moderna. Si sono, infatti, accostati a pitture, sculture, ceramiche, grandi manifesti pubblicitari, i bozzetti preparatori, i cartoni per gli affreschi, i disegni relativi a vasi, illustrazioni, incisioni.
Una chiave inconsueta che rivela, entrando nel vivo del “fare” e nella mente dell’artista, la vera essenza concettuale e espressiva del Liberty, un movimento, una tendenza e una moda che, a distanza di più di cento anni, non ha ancora esaurito il suo potere seduttivo.

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