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OPERA: Psiche dona le sue gioie ad un'ancella di Ignazio Manzoni

Psiche dona le sue gioie ad un'ancella

Ignazio Manzoni

Milano 1799 - Clusone 1888

Psiche dona le sue gioie ad un'ancella

Tipologia: Dipinto
Tecnica:

Olio su tela


Misure: cm. 1.60 x 1.20

Scheda:

La presente tela, di grandi dimensioni e inedita, costituisce una delle opere più impegnative del pittore milanese Ignazio Manzoni. Formatosi presso l'Accademia di Belle Arti di Brera si esercitò nei primi anni nelle composizioni storiche richieste dal canonico magistero neoclassico. A partire dal 1832 inizio' a esporre una nuova tipologia di pitture satiriche e umoristiche - "una maniera tutta sua" notava la letteratura artistica dell'epoca - che riscossero un discreto successo (tra le altre "Una povera accattona che fa visitare suo figlio dal medico" o "Alcuni giocatori di morra". Tale genere lo porto' ad esordire al Salon de Paris del 1846 con "La rixe de mendiants" e "L'assassinat nocturne" dove trovo' consensi nella penna di Charles Baudelaire che ne apprezzo' la stravaganza neofiamminga. Nel 1854 Manzoni decise di trasferirsi in Argentina dove installo' un atelier specializzato nella pittura storica e religiosa non disdegnando anche la pittura di nature morte o bodegones. Ritorno' in Italia solo a pochi anni dalla morte riportando una delle sue opere piu' note: "Modo di cucinare la carne nelle campagne di Buenos Aires", esposto nel 1877. Il presente dipinto che raffigura alcune sensuali bagnanti - forse una raffigurazione di Psiche che dona le sue gioie ad un'ancella - rivela un nesso stringente con la pittura di Francesco Hayez. Gia' Fernando Mazzocca notava come la "Betsabea al bagno" di Hayez del 1834 fosse stata presa ad esempio da pittori quali Giuseppe Sogni, Ignazio Manzoni e Democrito Gandolfi (F.Mazzocca, Francesco Hayez. Catalogo Ragionato, Milano 1994, p. 240). Tuttavia la figura dell'ancella in basso a sinistra intenta a ricevere le perle del quadro di Manzoni trova un confronto quasi speculare con la Susanna al bagno di Hayez del 1850: identica e' in parte la posizione e in particolare l'invenzione del panno bianco su cui entrambe le giovani fanciulle si appoggiano. Questo preciso rimando iconografico permette di datare l'opera di Manzoni tra il 1850 e il 1854, anno della partenza per l'Argentina. Da notare come l'artista arricchisca la sostanza classicista di derivazione hayeziana della composizione con dei virtuosismi che gli sono propri: la bella natura morta in basso a destra - da qui il successo come pittore di bodegones in Sud America - o le gocce di rugiada che risaltano sul bianco incarnato dell'ancella, vero e proprio virtuosismo di fiamminga memoria. Bibliografia: La Pittura in Italia. L'Ottocento, a cura di E.Castelnuovo, Milano 1991, ad vocem.

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