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OPERA: Saltatore - Foro Mussolini (1934) di Eugenio Baroni

Saltatore - Foro Mussolini (1934)

Eugenio Baroni

Taranto 1880 - Genova 1935

Saltatore - Foro Mussolini (1934)

Tipologia: Scultura
Tecnica:

Scultura in bronzo


Misure: cm. 140 (altezza)

Scheda:

Firmata e datata alla base “Eugenio Baroni 1934”
Esposizioni: XIX Biennale Internazionale d’Arte di Venezia del 1934, p. 196, n°. 1.

L’opera costituisce la prima idea per una delle sculture in marmo che Eugenio Baroni realizzò entro il 1935 per lo Stadio del tennis del Foro Italico di Roma (all’epoca “Foro Mussolini”). Progettato a partire dal 1927 dall’architetto Enrico Del Debbio (Carrara 1891 – Roma 1973), lo Stadio prevedeva l’installazione di numerose sculture realizzate da alcuni dei più importanti artisti contemporanei, tutte rappresentanti la personificazione, per mezzo di uomini nudi dai corpi atletici, delle maggiori discipline sportive e di altre attività che prevedono uno sforzo fisico. Un’operazione, questa, volta ad esaltare il mito dello sport e dell’educazione fisica, pienamente in linea con le riforme del governo fascista nell’ambito dell’istruzione giovanile. Ogni scultura fu acquistata da una provincia italiana e donata a Roma per l’inaugurazione della struttura. Il Saltatore di Baroni fu offerto dalla provincia di Belluno, come testimonia l’iscrizione posta sulla base. Per il Foro, lo scultore realizzò altre sette grandi opere in marmo: L’arciere, La caccia, Gladiatore, Il remo, Lo sci, Pescatore con fiocina e Pescatore con freccia. Il Saltatore in esame fu esposto con vivo successo di critica alla Biennale di Venezia del 1934 insieme al bronzo de Il remo e al bozzetto per La caccia. Con la realizzazione del Foro Mussolini, si concretizzava nella Capitale quell’armonioso connubio tra architettura e scultura, fortemente auspicato dalla cultura di regime, in cui il ricordo aulico della tradizione classica si sposava con la modernità delle ricerche di avanguardia. Proprio in questo senso, Eugenio Baroni primeggiava in quanto uno degli scultori italiani di punta, ormai pienamente riconosciuto dalla critica e della committenza ufficiale. La sua originale cifra stilistica era il risultato di una colta mediazione tra la monumentalità della statuaria greca e romana, oltre che della tradizione rinascimentale, e gli esiti più arditi della scultura internazionale da Rodin a Bourdelle, fino a Ivan Meštrović, l’artista che lo influenzò forse più di ogni altro. Al confronto con le opere degli altri artisti presenti al Foro Italico (tra cui vanno ricordati, tra quelli in mostra, Ercole Drei e Attilio Selva), è evidente in Baroni una maggiore libertà espressiva, più distante dalla fredda retorica monumentalistica a cui aderirono numerosi scultori allineati all’ideologia fascista. La severa geometrizzazione dei volumi nei suoi atleti è da ricondurre piuttosto ad un’ostinata sperimentazione portata avanti senza soluzione di continuità fin dagli esordi della sua carriera e che nel 1935, nel pieno del fervore creativo e mentre stava ultimando il Monumento ad Emanuele Filiberto Duca d’Aosta di Torino, si interruppe bruscamente a causa della morte prematura

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